lunedì 9 febbraio 2009

L'idea di Ecosistema 2.0



L'idea e' anche un evento su facebook: iscrivetevi, e partecipate commentando, taggando, aggiungendo foto, video...

3 commenti :

w2wai - luigi bertuzzi ha detto...

Dopo le conversazioni (chat e messaggi) con Nicola Bandoni e Gino Tocchetti via Facebook, che non riesco ad amare .. sono molto indeciso su dove (qui? - Slideshare? - FB?) e come (preferibilmente assegnando a me stesso un Action Item) contribuire alla realizzazione dell'idea.

Qualcosa in testa ce l'ho ma ho bisogno di mettere ordine.

Vorrei poter tornare all'istante "T con zero", in cui mi ritrovai con una Computer Science mai vista e conosciuta, da una parte, e con una potenziale utenza del suo Stato dell'Arte, dall'altra parte.

In questo nuovo, possibile "T con zero", sento di volermi porre, d'istinto, tra i portatori dell'idea qui presentata (i Computer Scientist di allora) e i potenziali utenti di "un qualche iniziale stato dell'arte".

Allora fu facile: mi ritrovai con uno stato dell'arte iniziale ben definito (un mainframe) e con un'utenza potenziale pre-selezionata da eventi esterni alla mia volontà.

Adesso è difficilissimo: lo stato dell'arte iniziale e l'utenza di avviamento devo contribuire a determinarla io.

Da qualche parte, in qualche modo ... spero di rifarmi vivo ... asap ;-)

GinoTocchetti ha detto...

Caro Luigi,

stamattina in chat ti dicevo che abbiamo due fronti su cui lavorare:
1) la base che ha bisogni e desideri ma non riesce ad averne consapevolezza, capacita' di traduzione in domanda, tantomeno capacita' di riconoscere la risposta nelle opportunita' offerte dalla Rete: qui dovrebbero adoperarsi le organizzazioni territoriali, le associazioni culturali, le cooperative...
2) l'interfaccia, ovvero colui (?) che facilita l'incontro tra quei bisogni, formulati meglio, e le opportunita' offerte dalla Rete: qui si ipotizzava l'avvento di una versione moderna del "Consorzio" di cui mi parlavi.

Questa volta il Consorzio non nascerebbe per iniziativa istituzionale (furono le Universita' quella volta), ma "dal basso" per iniziativa sinergica di quelle figure/aziende/enti che hanno competenza e ruolo di motore del territorio, o spirito imprenditoriale. Qui il progetto "Ecosistema 2.0" aspira proprio dare un contributo singificativo.

Quando chiedevi a cosa dobbiamo sostituire il Calcolo Automatico, la risposta credo sia nel modello della Rete, e soprattutto nel trasferimento del suo potenziale al Territorio. Cioe' nella possibilita' di creare intreccio e quindi maggior valore, dalla connessione di idee, energia creativa, disponibilita' a reinterpretare e ad aggregare in semilavorati cognitivi, che saranno poi i componenti fodamentali di progetti e iniziative di sviluppo del territorio, sia sul piano sociale che economico.

A presto. Gino

w2wai - luigi bertuzzi ha detto...

Chiarisco un punto Gino; il chiarimento dovrebbe evidenziare un filo conduttore per questo abbozzo di conversazione.

Il mio riferimento al passato è motivato dal tentativo di comprendere cosa, oggi, dovremmo sostituire al Calcolo Automatico di 40 e passa anni fa.

Il Calcolo Automatico era la forza bruta dei primi calcolatori. La costituzione di consorzi di utenti, tipo il CERN di Ginevra, il CINECA di Casalecchio sul Reno (BO) e l'ECMWF di Reading (UK) creò, ai loro tempi, un assetto organizzativo dei potenziali utenti di quella forza bruta.

Da quegli assetti organizzativi iniziarono ad evolvere due sviluppi paralleli e interdipendenti:
1) la capacità di fare programmazione applicativa;
2) la capacità di fare programmazione di sistema.

Più tardi nacque uno sviluppo derivato (spin off), quello dell'informatica di consumo che, ai fini dell'individuazione del filo conduttore di questa conversazione, ha un'importanza secondaria, nel senso che potremo cercare di comprenderne l'importanza in un secondo tempo.

La forza bruta che oggi dovrebbe richiedere un assetto organizzativo dei suoi potenziali utenti - quella da sostituire al Calcolo Automatico di ieri - si manifesta sul piano Comunicativo.

Ci sono probabilmente degli automatismi (in noi) che condizionano pesantemente la noostra capacità di comunicare in modo (creativamente) significativo.

Oggi, come ieri, si dovrebbe percepire il bisogno di imbrigliare questa forza bruta, avviando, in analogia al passato, due sviluppi paralleli (di base): 1) una capacità di usare la comunicazione in senso applicativo (simile alla programmazione applicativa di ieri)
2) una capacità di gestire gl strumenti comunicativi (simile alla programmazione di sistema di ieri).

Se questo tipo di filo conduttore può essere adottato come riferimento comune, con eventuali ritocchi e ulteriori chiarimenti, si potrebbe tentare di concretizzarlo con la sperimentazione di un'interfaccia operativa fra i due sviluppi da avviare (per tentare di mettere le briglie alla forza bruta comunicativa sopra citata).

Aspetto di sentire se fin qui ci siamo capiti a vicenda.

Luigi