domenica 14 settembre 2008

Il viaggio, tra conoscenza e socialita'

Questa cosa dei taccuini di viaggio mi sta intrigando moltissimo.

In un tempo in cui non si viaggia piu' (o molto meno) per conoscere luoghi inesplorati, e la velocita' degli spostamenti rende difficile combinare l'esperienza con la riflessione, cosa diventeranno i taccuini di viaggio ? Simonetta Capecchi mi ha risposto sul suo blog.

Viaggio come arte, Viaggio in se' stessi

Mi parla di due tipologie: "viaggio come arte" e "viaggio in se' stessi". Trovo che li accomuna una cosa (che e' nella natura stessa del viaggio, a mio parere): una ricerca di conoscenza, di cio' che non c'e' nel nostro mondo, che non e' chiaro nella nostra testa, nella nostra esperienza quotidiana.

Il "viaggio come arte" a cui si riferisce, spero di non sbagliare, e' quindi una ricerca di ritmi e tempi che la vita quotidiana ci ha fatto perdere. Del rovesciamento del controllo tra noi e l'ambiente. E' forse un ri-conoscere.

Il "viaggio dentro se' stessi", che richiede di poterci guardare in nuovi contesti, alle prese con nuove esperienze, e' invece e' un nuovo passo in quel percorso di conoscenza di se' che non ha mai fine.

In entrambi i casi il taccuino ha una funzione documentaristica, forse piu' tipica nel primo caso. Nel secondo caso la differenza tra diario di viaggio e diario intimo si assottiglia molto, e quindi anche il linguaggio consente probabilmente piu' creativita'. (Molto bello quello di Nadia).

Viaggio come nuova esperienza sociale.

Ma non c'e' solo la dimensione introspettiva, c'e' anche una prospettiva piu' sociale nel viaggio. C'e' l'esperienza condivisa coi compagni di viaggio, con le persone incontrate lungo il percorso, con gli amici a casa che conoscono i preparativi, immaginano la nostra avventura e ascolteranno i nostri racconti.

Un tempo forse la distanza percepita tra i luoghi e la cultura di casa, e quelli esplorati nel viaggio, era tale che il coinvolgimento era "occasionale", "esperienziale", aveva un inizio e una fine ben precise. Oggi alla dimensione semplicemente cognitiva, si sovrappone una piu' marcata dimensione sociale: ci si muove in un altro angolo dello stesso villaggio globale, si incontrano "compaesani globali".

Compaesani globali

Lo yemenita che ci guida nel deserto non e' solo l'intermediario che ci svela una cultura esotica e luoghi mai immaginati: e' lo strumento con cui possiamo conoscere la trasformazione di una cultura per effetto delle dinamiche mondiali dei mercati delle materie prime, e ci dimostra come sia difficile contenere il confronto in termini di pace e dialogo e non di conflitto e terrore.

Il bambino keniano che ci offre la statuetta in ebano sulla spiaggia, e poi ci conduce nella bidonville dove a decine i suoi coetanei lo lavorano, e' l'occasione per comprendere come l'economia del commercio globale sia presente anche negli angoli che riteniamo (ingenuamente) ancora vergini, e di comprenderne le conseguenze.

Ma anche un viaggio di avventura ormai ci dice cosi' tanto della nostra societa', da cambiare il colore di qualunque sfida con se' stessi, come l'attraversamento del passaggio a Nord Ovest, o della foresta amazzonica.

E che dire dei viaggi piu' "nostrani" ? sempre molto interessanti e modernissimi, nel mondo occidentalizzato, come rivisitare Berlino a quasi 20 anni dalla caduta del muro, o un giro nella Amsterdam di Theo Van Gogh, o nella Cadice oggi porta del Sud (piu' che dell'Ovest).

Il taccuino di viaggio di ieri era uno strumento individuale, e la condivisione e il confronto erano rimandati ad un momento successivo, al rientro dal viaggio. Il taccuino raccordava due mondi separati: il contesto del viaggio e il contesto di casa.

La simultaneita' di vivere, viaggiare, raccontare

Mi incuriosisce sapere se e come le nuove tecnologie abbiano permesso l'abbattimento di questo vecchio muro, abbiano reso superate anche quella categoria. Oggi i miei compagni di viaggio possono essere "virtualmente" al mio fianco: certo potrebbero solo vedere e sentire attraverso i miei sensi, ma potrebbero commentare e suggerire "durante" il mio viaggio.

Non so se questo sia un bene in assoluto. Certo sarebbe un'opportunita'. Il rischio potrebbe essere che l'esperienza nel mondo reale potrebbe essere inquinata dai codici comportamentali dettati dalla tecnologia: ma anche gli acquerelli e il carboncino impongono vincoli tecnologici, rimane a noi quali tollerare come compatibili con la nostra idea di viaggio.

Certo che se e' vero, come dice Magris:
A favore del taccuino di viaggio illustrato come narrativa non-fiction, a proposito del fissare sulla carta pezzi di vita reale, come piccole, personali e incomplete storie del "qui ed ora", mi piace Magris quando scrive:

"Vivere, viaggiare, scrivere. Forse oggi la narrativa più autentica è quella che racconta non attraverso la pura invenzione e finzione, bensì attraverso la presa diretta dei fatti, delle cose, di quelle trasformazioni folli e vertiginose che, come dice Kapuściński, impediscono di cogliere il mondo nella sua totalità e di offrirne una sintesi, consentendo di afferrarne, come un reporter nel caos della battaglia, solo dei frammenti".
 blog it

...allora la presa diretta implica anche la simultaneita' del viaggio e del racconto.

4 commenti :

Gigi Cogo ha detto...

Io quest'anno ci ho provato.
Non so per gli altri, ma per me è stata una bella esperienza :-)

chiccama ha detto...

molto affascinate questo post, per me viaggiatrice perpetua del reale e della mente

io ho un modo tutto mio di costruirmi taccuini di viaggio

non so se ricordate Perec e la sua memoria visiva, la usava per ricreare il piu' possibile i luoghi in cui era stato in particolare le camere d'albergo

io faccio una cosa abbastanza simile, non scrivo mai subito impressioni , faccio foto abbastanza inutili a volte, ma , ma...
uso l'immaginazione e il ricordo e il disegno a volte i pennelli a volte il computer per costrure i miei taccuini di viaggio che potrei chiamare
"paesaggi dell'immaginario"
a volte mi è capitato e mi capita di essere in uno Spazio o Luogo che dir si voglia e di provare senzazioni che mi restano sulla pelle anche quando lì non sono piu'
queste sensazioni, diventano col passare del tempo vaghi ricordi , come qualcosa che appare attraverso uno specchio che riflette le emozioni passate, ma che ha perso i contorni dei "corpi" o delle "forme" reali da rappresentare
in questo caso il mio immaginario mi viene in aiuto e riesce a farmi ripercorrere contorni , linee e piani di Spazi che diventano un ibrido tra realtà, ricordo e immaginazione
questo "immaginario " degli Spazi che ho amato diventa linea, colore, disegno, e ritorna a me come presente , come luogo visitato, come "fotografia" di un ricordo
ciaooo
chicca

P.S. qui ci sono alcuni esempi visivi di quanto ho scritto:
http://briciolenotturne.splinder.com/post/15137317

GinoTocchetti ha detto...

@gigi, lo so

se potessi dirci in due battute qui, o in un post sul tuo blog, cosa sia stato per te, a luglio, "viaggiare connesso" sarebbe meraviglioso

GinoTocchetti ha detto...

@chicca penso che tu SEI il viaggiatore, il taccuino e perfino il viaggio nello stesso tempo