sabato 12 settembre 2009

The Cult of Done Manifesto

David Orban riprende e traduce "The Cult of Done Manifesto", che circolava in rete gia' da qualche tempo. Nel suo articolo e' riportata anche la versione "visuale".



clipped from davidorban.com
  1. Ci sono tre stati dell’esistenza. Ignoranza, azione e completamento.
  2. Accetta che tutto è una bozza. Questo aiuterà a fare.
  3. Non c’è un secondo passaggio, di editing o montaggio.
  4. Far finta di sapere cosa stai facendo è quasi lo stesso che saperlo fare davvero. Quindi accetta che sai quello che stai facendo, anche se non è vero e fallo.
  5. Non procrastinare. Se aspetti più di una settimana per agire su un’idea, abbandonala.
  6. Lo scopo fare non è finire, ma di poter fare altro.
  7. Quando l’hai fatto puoi buttarlo via.
  8. Ridi in faccia alla perfezione. È noiosa e ti trattiene dal fare.
  9. Le persone che non si sporcano le mani sono nel torto. Se fai qualcosa hai ragione.
  10. Il fallimento conta come fare. Quindi devi fare tanti sbagli.
  11. La distruzione è una variante del fare.
  12. Se hai un’idea e la pubblichi online in Internet, conta come l’ombra del fare.
  13. Il fare è il motore del più.
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Anche se ritengo che fare sia importante! trovo che alcuni punti di questo manifesto sono troppo estremi, e (come tali) perfino pericolosi.

Il #1, onestamente, non l'ho capito, ma mi sembra decisamente opinabile.
Il #2, #5, #6, #7, #10 e il #13 li condivido e li sottoscrivo. Sono quelli per i quali si puo' evitare di appallottolare l'intero manifesto e "farne" un uso piu' appropriato, come esercizio per il basket col cestino dei rifuti.
Il #3 e il #6 aprono le porte ad un "fare che non risolve". Tra l'altro sembrerebbero in contraddizione col #1. Da riscrivere.
Il #4 e il #12 sdoganano gli impostori. Decisamente incondivisibili.
Per quanto riguarda l' #8, la "perfezione" non deve essere l'obiettivo, sono d'accordo, ma puo' e forse dovrebbe essere spesso l'ispirazione.
L' #11 e' indubbiamente vero, ma si dovrebbe incentivare un "fare che risulti comunque costruttivo", anche quando si stratta di dismettere qualcosa.

Conclusione. In base a quanto scritto nello stesso manifesto, averlo scritto cosi' risulterebbe gia' positivo (trattasi di auto-approvazione). Ma in base a come la penso io, proprio questo manifesto dimostra bene che alcuni punti vanno riscritti.

4 commenti :

David Orban ha detto...

Cosa significa "alcuni punti vanno riscritti"? È proprio la formulazione indiretta di questo tipo e l'atteggiamento che rappresenta che se vogliamo il manifesto eliminare. O perlomeno dovrebbe ispirare a superare.

Quindi o riscrivi, o stai zitto! ;P

Giusto?

w2wai - luigi bertuzzi ha detto...

Il "punto uno" mi ha fatto ricordare Carlos Castaneda e la descrizione di come si diventa un uomo di conoscenza.
Se fosse vero che esiste una relazione tra il punto uno e il mio ricordo (da approfondire via link della ricerca che ho messo sopra) .. ci sarebbero buoni motivi per riscrivere il punto uno; mi sembra.
PS - Castaneda era un antropologo, quindi "uomo" non esclude "donna"; direi.

GinoTocchetti ha detto...

@David
noneee, e' proprio la formulazione di certi punti che io contesto: per esempio l'idea che una volta "fatto", si va avanti senza piu' voltarsi...

GinoTocchetti ha detto...

@Luigi
chiedero' al mio amico, appassionato della cultura dello sciamanesimo, che passava (non so se ancora adesso) un mese intero nella foresta amazzonica all'anno...