Nel web partecipativo (web2.0) che dal 2001/2002 si e' diffuso anche in italia, se vogliamo guardare sotto il lenzuolo, possiamo riconoscere due distinti filoni: il fenomeno dei
blog e tutto quello che gli ruota intorno, e il fenomeno dei
social network.
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Il blogger era soprattutto
il pioniere che avanza solitario, sul suo baio oltre la frontiera, pronto a qualunque avventuroso incontro, sapendo di poter contare solo su se' stesso; il membro di un social network, invece, era
l'uomo del saloon, uso a bere whisky in compagnia, giocare a carte, commentando le belle signore del piano di sopra.
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Chi nel 2001/2002 apriva un blog, doveva scegliere con attenzione il proprio cavallo, che doveva essere resistente e versatile, ma al tempo stesso all'altezza delle proprie capacita'. Il blogger doveva avere
familiarita' con la tecnologia: meno dell'esperto, certo, ma piu' dell'uomo qualunque. Poteva scegliere Blogger (quando era ancora della Pyra Labs e costava qualche decina di euro), o MovableType (che poi sarebbe diventato TypePad) o il tardivo ma promettente (e soprattutto opensource) WordPress, oppure altro selezionato tra decine di strumenti, alcuni famosi e altri realizzati in garage da qualche ragazzino intraprendente. Il manuale Php di quel periodo riportava in appendice il sorgente di uno strumento di blogging da realizzarsi in casa. Alcune piattaforme di blogging offrivano anche la possibilita' di
aggregare i blogger in una community (quindi un esempio di incrocio con i social network), e tra queste l'unica italiana di successo era Splinder.
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Una volta montato in sella, era tutto da fare: era come uscire dalla propria baracca e avere una
landa sterminata e apparentemente inabitata davanti, una prateria e poi montagne e canyon e poi nuove praterie, che ad attraversarle ci sarebbero voluti giorni e giorni di cavallo. Tecnicamente bisognava pensare a tutto: all'hosting, alla manutenzione, al layout, al blogroll, alla sottoscrizione a blogdirectory, al monitoraggio degli accessi, all'rss e il trackback e ai commenti, ... Poi, soli con se' stessi, si poteva finalmente fare del proprio blog e della propria vita nella blogosfera, cio' che piu' piaceva,
inebriati da una liberta' assoluta. Si poteva cantare a squarciagola, chiudersi in un introverso sussurrio, bestemmiare in tutte lingue, recitare poesie e testi di filosofi, dissertare di politica e di massimi sistemi... Gia' ma con chi?
L'esplorazione era il premio e la condanna, dato che le possibilita' di incontrare qualcuno andavano cercate con fatica e attenzione. Occorreva cavalcare a lungo, scrutare bene le tracce nel web, seguire le indicazioni di questo o quel viandante. Spesso gli incontri non erano fortunati, ma talvolta ci si poteva sentire come in una
terra promessa: altri avventurieri solitari, qualche banda che si aggregava intorno a questo o quel bandito, piccole citta' che erano formate appena da una decina di blog, o qualcosa di piu', allineati in un blogroll, come le case in legno lungo la strada maestra.
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Queste aggregazioni andarono crescendo nel tempo, anche per iniziativa di alcuni blogger con spirito imprenditoriale: nacquero cosi'
piu' solidi circuiti di blogger accomunati da una specifica passione (politica, tecnologia, ...) finche' questi non si strutturarono in iniziative di nanopublishing (2004/5).
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Negli ultimi anni sono nate le piattaforme di microblogging, che hanno permesso al blogger di liberarsi dal cavallo e dalle sue pesanti imbardature, e di proseguire a piedi, in un territorio molto piu' ristretto, mai troppo distante dal piu' vicino riferimento urbano, cantando ormai
non il fascino dell'avventura ma la banalita' del quotidiano. Il microblogging e' il costume da indiano indossato a carnevale dai figli dei primi esploratori. E' il ritornello accennato in famiglia dal pistolero che in gioventu' dormiva sotto la luna e col focolare acceso.
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Nel frattempo non sono mancate le piattaforme di socialnetworking (Ecademy, Ryse...), ma in quelle gli italiani erano pochissimi. Il primo meeting di Ecademy Italia e' stato a Milano a fine 2003 e i promotori erano tutti italiani che vivevano all'estero. Lo spirito del social networker e' profondamente diverso da quello del blogger: per lui
la relazione e' il punto numero uno. LinkedIN, la piattaforma di maggior successo tra i professionisti di tutto il mondo, non ha inteso dare alcun supporto alla pubblicazione di contenuti fino ad un paio di anni fa.
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Per il social networker la tecnologia e' secondaria, inclusa nel servizio, e l'unica preoccupazione e' conoscere gli altri networker e sviluppare catene di contatti. In alcuni social network l'approccio e' quello del dating (cuccare):
piu' ne conosco piu' ho probabilita' di concludere. In questi sono spesso disponibili funzionalita' che facilitano il riconoscimento di fortunate compatibilita', o in generale i tentativi di acchiappo.
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Ma soprattutto nei business network le referenziazioni sono la regola d'oro:
ci si linka solo con conetworker fidati (trusted), tanto poi ci pensa la legge dei sei gradi separazione a garantire di poter entrare in contatto con chiunque attraverso pochi passaggi. Ma nel web, si sa, non c'e' legge che tenga, e anche nei business network, alcuni avventurieri si sono dati all'
accaparramento di contatti, nonostante la netiquette (LinkedIN non a caso oltre 500 non conta piu' i contatti), col risultato che ormai si puo' entrare immediatamente in contatto con chiunque, ma il contatto non e' piu' qualificato, ed e' quindi quasi spam.
Quindi il social networker e' un internauta piu' da saloon, o da salotto ormai, da club, rispetto al blogger, che anche quando ripulito e raffinato, conserva dentro lo spirito del cowboy. L'arrivo di FriendFeed (fine 2007, 2008 in Italia) e poi di Facebook (2004, 2007/8 in Italia), e la guerra di religione che hanno innescato, va letta dunque in questa prospettiva.
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FriendFeed e' una piattaforma che facilita l'aggregazione dei contenuti prodotti da ciascun internauta, e sparsi nella rete: i post nel blog, le foto su flickr, i video su youtube, gli sms su twitter, i bookmark su delicious, ... FF, in sostanza, facilita
la ricomposizione del lifestream, e permette al cowboy il sogno proibito di conservare tutta la sua selvaggia liberta' di cavalcare la mattina in cima alla grande mesa in sella al suo mustang, ristorarsi in riva al torrente nel canyon nel momento della massima calura, e la sera dormire sotto le stelle, e di essere nello stesso momento seduto al saloon a raccontare le sue stesse avventure ai compagni di bevute, ubriacarsi al caldo e tra le braccia della
chanteuese piu' bella. E' chiaro che
FF piace piu' ai blogger, i quali si aspettano che si segua quella strada, con nuove opportunita' promesse da OpenSocial, ma
non dice nulla ai socialnetworker.
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Facebook, invece, sta per segnare una svolta storica in questo percorso parallelo: non e' semplicemente l'occasione per socialnetworker e blogger (questi ultimi piu' riluttanti) di ritrovarsi sotto lo stesso tendone della fratellanza, a fumare il calumet della pace, e dove con fatica si cerca di rispondere alle esigenze e alle aspirazioni di entrambi. FB non e' solo una piattaforma che combina funzioni di blogging, social networking e aggregazione. E' piuttosto
un modo piu' avanzato di intendere il web2.0. Un po' piu' semantico.
Quali siano le caratteristiche che garantiscono a Facebook questa opportunita', alcune intrinseche e altre contingenti (qui in Italia nel 2008/9), poco importa: FB e'
il luogo dove ci sono tutti (blogger, networker, e anche mia nonna in cariola), e soprattutto FB e' il luogo dove
il livello di liberta' e' ancora molto alto (nonostante alcune pesantissime limitazioni) per essere al tempo stesso un luogo unico, dove una volta dentro, tutto e' a portata di pochi click. FB rappresenta in sostanza
un web nel web, che qualcosa perde rispetto all'originale e molto ne guadagna in organizzazione. In FB non solo ogni sito, e non solo ogni post e ogni picture ha un proprio url, e quindi e' un entita' di riferimento per tutta la rete, ma anche ogni persona, evento, gruppo, causa, marca, vip, idea...
Tutto insomma diventa condivisibile, segnalabile, sottoscrivibile, commentabile: tutto diventa un nodo della stessa rete.
Certo, per il blogger le
restrizioni che FB pone in termini di controllo centralizzato sono dure da mandar giu' (chiusura d'arbitrio di alcuni account, imposizioni di regole discutibili nell'accettazione delle iscrizioni, gestione della privacy, necessita' di sottostare alle direttive di un business plan, ...). Ma anche il blogger piu' anarchico e selvaggio non riesce a rimanere insensibile alla sensazione che anche
FB e' oggi una prateria in gran parte da esplorare, un territorio dalle mille sorprese, in cui la difficolta' di incontrare un'anima viva non solo e' scomparsa (amche se talvolta vien da rimpiangerla), ma si e' trasformata in una opportunita' ancora piu' grande: esplorare non una rete solo di link e contenuti (blogosfera) che fanno riferimento a persone, ma
una rete di qualunque cosa puo' far riferimento a persone (egosfera).
La strada davanti a FB e' ancora piena di miglioramenti tecnici (l'interfaccia soprattutto nella parte che riguarda la pubblicazione dei contenuti "ricchi", nella gestione dei link e dei feed, ...) e soprattutto di una migliore definizione del modello di business (e quindi nella gestione dell'openness, della privacy, ...).
Un handicap fondamentale e' che Facebook e' privato, ma in realta' non meno di Google. Ma indubbiamente anche il potenziale inespresso e' ancora notevole. E il successo in termini di iscritti (in Italia nel 2008, +900%) ma anche in termini di utilizzo (
si possono oggi trovare spunti molto interessanti) ne e' una prova indiscutibile.
Domani vedremo se FB e' qui per rimanere (e dare vita ad una generazione F, dopo la generazione G), o se invece sara' la pietra miliare a cui tutta una nuova famiglia di strumenti e protocolli faranno riferimento, scostandosene. Certamente la sua architettura di informazioni, aiuta FB a diventare
quella piattaforma virtuale che abilita reali cambiamenti anche nel Territorio, laddove un architettura per la sola messaggistica non arriva. La storia non e' finita e l'avventura continua. Una cosa e' sicura:
la persona e' sempre piu' al centro, e lo spazio intorno e' sempre piu' reale e virtuale senza salti.