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venerdì 22 ottobre 2010

Reti in azienda, reti tra aziende: un altro passo importante nella valorizzazione di ecosistemi 2.0

Ieri a SMAU Milano 2010, si e' tenuto il ciclo di interventi sul tema "Reti in azienda, reti tra aziende", promosso da Ecosistema 2.0, e che ha compreso gli interventi di:

- Mario Gastaldi: Reti…tra le Imprese e all’interno delle Aziende: Facilitazione di interazioni per la costruzione di Reti (slide)
- Stefano Schiavo: Diventare "surfisti": il 2.0 nello sviluppo organizzativo (slide)
- Emanuele Quintarelli: Il Social CRM mette l’individuo al centro del business (slide)
- Michele D'Alena: La comunicazione nei social media di una rete d’imprese: l’esempio della Camera di Commercio Italiana in Slovacchia (slide)
- Michele Vianello: Investire in Enterprise 2.0 per competere sul mercato globale VEGALAB: l’innovazione di processo produttivo per le PMI (slide)
- Gino Tocchetti: Reti in azienda, reti tra aziende: Reti per l'aggiornamento professionale (slide), insieme a Christian Zocchetta: Il Social Network dei Gruppi di Studio in CPV (slide)

L'evento ha suscitato un grande interesse come dimostrato dall'affluenza e dal prolungarsi dell'open talk finale, che e' finito alle 17:30 invece che alle 17. Anzi proprio quest' ultimo spazio e' stato particolarmente apprezzato, cosa che rende particolarmente orgogliosi visto che nelle iniziative di Ecosistema 2.0 si cerca proprio di scardinare gli schemi classici dei seminari (un po' troppo chiusi e frammentati), senza pero' arrivare all'approccio completamente destrutturato dei barcamp.

L'organizzazione di SMAU, e in particolare Erika Maiutto e Valentina Sorgato sono state bravissime e disponibilissime, e insieme abbiamo concordato un format perfettamente inserito nella efficace soluzione dell'Arena, gia' collaudata nelle precedenti edizioni di Padova e Bari, eppure con un paio di elementi rappresentativi dell'approccio di Ecosistema 2.0, appunto, quali il momento di discussione aperto ed esteso quanto piu' possibile, e la concentrazione in una finestra temporale limitata (in questo caso dalle 13:30 alle 17) di una serie di interventi congeniati per dare piu' punti di vista e differenti piani di lettura sullo stesso tema.

Questa volta spero di poter tornare con diversi post sull'esperienza allo SMAU, come avrei voluto fare anche in passato, negli interventi nel Veneziacamp del 2009 e 2010, senza pero' riuscirci. Queste esperienze che sto facendo con Ecosistema 2.0 sono infatti piacevolissime, grazie agli amici che partecipano come relatori e come pubblico attivo, e tra l'altro mi permettono di conoscere e apprezzare anche meglio le persone che stanno dietro ai loro avatar e alle loro prestazioni professionali e di internet startupper. Ma sono anche estremamente preziose per comprendere proprio le articolate dinamiche della rete che si forma tra queste persone e questi professionisti, e che puo' quindi fare da riferimento per molte altre reti analoghe.

Ad un certo punto, dal pubblico e' arrivata la domanda "A chi dovrei dare fiducia, visto che ci state proponendo diverse figure consulenziali, tutte esperte sul tema delle reti?". Mi sono sentito sinceramente di raccomandare gli autori dei brillanti interventi appena ascoltati, che stimo moltissimo e il cui valore e' testimoniato proprio dalla rete stessa. Ma proprio per la considerazione che facevo sopra, e quindi, nel progettare (piu' corretto sarebbe dire attivare) una rete, chiederei un parere soprattutto a chi la rete la fa davvero, dal momento che le competenze richieste sono cosi' diversificate (metodologiche ma anche emozionali, comunicative ma anche tecniche) e la loro effettiva padronanza non discende automaticamente dalla conoscenza teorica, e non puo' essere testimoniata che dal raggiungimento di risultati concreti in iniziative di rete.

Ieri e' emerso (un pezzo del)l'ecosistema di chi si fa parte attiva nella generazione e sviluppo di reti tra professionisti e aziende. Non hanno dato solo un contributo individuale, ma hanno collaborato apertamente e gioiosamente nelle fasi preliminari, mettendo da parte la proverbiale propensione a considerarsi primedonne, e dimostrando di aver compreso il valore di fare rete. Voi direte che e' il minimo che ci si possa aspettare da chi pensa di poter parlare di reti, ma vi assicuro che invece e' il frutto di profonda consapevolezza, e di un approccio collaudato nel tempo.

Per questo spero di raccontarvi un po' della storia di Ecosistema 2.0, perche' credo che sia istruttiva su quali opportunita' e ostacoli si possono incontrare, e come si possono affrontare efficacemente. E ringrazio a maggior ragione tutti coloro che hanno preso parte a questa storia, e che hanno permesso che diventasse significativa, e che ci portasse fino a questo punto. Non so qual'e' la destinazione di questo percorso, o anche sapendolo non so se ci arriveremo, quando e come: pero' so che e' un bel percorso!

giovedì 19 agosto 2010

LinkedIn: i gruppi hanno rivoluzionato l'idea originale

Riporto qui la risposta che ho dato ad Alessandra Farabegoli, che si chiedeva nel suo blog se avesse ancora senso utilizzare LinkedIn nella maniera raccomandata inizialmente, cioe' registrando come contatto solo le persone effettivamente conosciute.
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Anch’io, Alessandra, mi sono posto la stessa domanda annni fa.

Da un lato gli stessi gestori raccomandano di “registrare” sulla piattaforma solo i contatti “veri”, e di lasciare alla piattaforma stessa il compito di percorrere tutte le catene lungo i vari gradi di separazione, contando su una referenziazione da parte delle persone coinvolte nei passaggi intermedi. Questo e’ fondamentale nel caso di contatti “delicati”, come per esempio quelli che riguardano progetti e clienti. Dall’altro il pragmatismo di avere un contatto diretto con molte piu’ persone di quelle gia’ conosciute, per avvicinarle piu’ velocemente e senza intermediazione. Questo e’ utile solo nel caso di contatti “superficiali”, in cui l’obiettivo e’ semplicmente quello di invitare ad un evento, o di segnalare un’iniziativa.

Anche se le due situazioni sono diverse, lo stesso professionista puo’ avere motivo di usare LinkedIn, sia nel primo che nel secondo modo. A questo si aggiunge il fatto che moltissimi adottano il banale comportamento di accumulare tra i propri contatti l’universo mondo, finendo quindi per essere “presenti” in ogni catena, ma non rappresentando affatto un modo congruo per concretizzare certi contatti. Entrambe queste cose mi hanno convinto che non e’ conveniente essere troppo selettivi, ma che certamente occorre comunque conoscere bene qual’e’ l’affidabilita’ delle persone che potrebbero completare la catena.

Dal 2007, LinkedIn ha introdotto i gruppi, e una nuova modalita' di comportamento si e' resa possibile. Per chi come me, e come te immagino, fa parte di molti gruppi con molti iscritti, e’ diventato molto facile avere la possibilita’ di entrare in contatto con la persona che interessa, grazie al fatto che si e’ membri dello stesso gruppo. Tutte le persone dello stesso gruppo possono entrare in contatto diretto tra di loro, almeno nella maggioranza dei grandi gruppi. Questa e’ diventata una importante via alternativa alle catene di contatti: in un certo senso, l’introduzione dei gruppi ha stravolto l’idea originale di LinkedIn. Naturalmente contatti di questo genere sono utili solo per situazioni poco delicate o impegnative. In compenso la qualita’ del contatto, in questi casi, non e’ piu’ data da quella degli intermediari, ma risulta effetto collaterale della reputazione costruita nel gruppo.

giovedì 19 marzo 2009

Rete chiama Territorio. Mi sentite? Qui Territorio. Abbiamo un problema.

Il web sta per compiere 20 anni, ed in effetti io "ci vivo" da sempre, con passione, in tutta la sua continua evoluzione (web1.0, web2.0 ... o come si vuole chiamare le fasi storiche ben riconoscibili che ha attravesato), giocando con molti tipi di strumenti e modelli di business e comportamentali. Ho anche alle spalle anni di esperienze "nel territorio", dal momento che la carriera professionale mi ha portato a costruire organizzazioni in aziende di grande e piccola dimensione, e a confrontarmi con vari tipi di mercati; anche in questo caso la passione mi ha portato a conoscere le varie criticita' e potenzialita', a 360 gradi.

Proprio in base a questa esperienza, mi sono spesso trovato a provare la strada di una sinergia tra rete e territorio, ma ho dovuto ammettere l'esistenza di una barriera tra i due mondi: portare l'approccio a rete, nel territorio, mi ha fatto sbattere la testa contro un muro parecchie volte.

Nel corso del tempo le cose sono cambiate e stanno cambiando. Da un lato le "organizzazioni aziendali", ma piu' in generale i sistemi economici sociali e politici piu' strutturati e radicati, continuano ad essere "resistenti" ad un approccio aperto, di riconoscimento reciproco (peer to peer), di generosita' talvolta anti-economica e di ricerca di uno sviluppo sostenibile win-win. Ma dall'altra parte, le "persone" hanno abbracciato con entusiasmo questa opportunita', si sono presi la Rete, e ne hanno fatto un luogo di innovazione e cambiamento radicale.

Ma nulla e' bianco o nero soltanto. Costruire risultati nel territorio e' ancora imprescindibile, tanto per un'azienda quanto per una persona. D'altra parte in internet si corre il rischio di una deriva troppo tecnologicamente determinata, fondata sulla segmentazione, sulla virtualizzazione e quindi sulla mascheratura, su una eccessiva liquidita'.

Ecco quindi, oggi piu' che mai, l'esigenza di esplorare uno spazio nuovo, internet + territorio, superando le fratture e le contrapposizioni, sperimentando nuovi strumenti e nuovi metodi, e le potenzialita' che aprono a noi tutti, sia in termini di manifestazione che di azione. L'esperienza in questo nuovo ecosistema e' la principale innovazione del XXI secolo.

Ci sono tantissimi spazi su internet dove parlare di internet, e dove parlare di come innovare nel territorio, da anni ormai. Ci sono anche tantissimi eventi nel territorio in cui si parla di come innovare il territorio, e di come sia bello ma lontano il web, anche in questo caso, da anni ormai. Sono stati utili ed efficaci ? La mia sensazione e' che internet e territorio hanno proseguito su due percorsi evolutivi che poco hanno risentito di tanto parlare.

Ecosistema 2.0, finora solo su facebook, e ora anche su ning, vuole essere il "lato virtuale" di uno spazio che non conosce salti tra web e territorio, e il cui "lato reale" e' presente, imprescindibile, nella forma di eventi ed azioni nel territorio. Si, azioni, perche' "Ecosistema 2.0" non e' uno spazio solo per parole: qui network si intende come net-work. "Ecosistema 2.0" e' un incubatore di iniziative, un luogo in cui le idee nascono, crescono e si fanno azione. In cui una crescente autoconsapevolezza, e lo scambio continuo di contributi ed esperienze, genera incessantemente piccoli e grandi progetti, la cui realizzazione diffonde cambiamento.

Nulla del Territorio, rimane escluso: le persone, la storia e la cultura, arti e mestieri, sentimenti e socialita', network di professionisti, aziende in rete, pubblica amministrazione, sanita' e servizi sociali, organizzazioni territoriali, il territorio come risorsa, l'ambiente e il turismo, ... Tutto chiede cambiamento, tutto merita che sia colta una grande opportunita'. A tutto la Rete puo' dare delle risposte. Ma la Rete dev'essere convincente, altrimenti le logiche del Territorio non solo rimarranno ben salde, ma finiranno per inquinare la Rete stessa.

Naturalmente in questo modo emerge una forte localizzazione, che d'altra parte non e' intesa solo nel senso di una ricaduta da una dimensione globale dominante, ma proprio come una fonte di valori ed esperienze da riscoprie e rivalutare, e da riposizionare nel nuovo spazio "glocale".

giovedì 5 marzo 2009

Social Business Networking: reti, non scatole!

Da qualche giorno, alcuni pensieri che mi ritornano in testa da tanto tempo, stanno diventando chiarissimi, anche alla luce dei successi testimoniati nella mia regione dalla recente iniziativa di Nordest Creativo (Treviso, 19/2/09), e dalle difficolta' di altre iniziative, progressive correzioni in corso a parte.

Innanzi tutto, sembra proprio che la "galassia Social Business Network" sia piu' articolata di quanto a prima vista non si pensi. I s/b network non sono tutti uguali e non tutti i networker hanno lo stesso spirito. Fin qua, nessuna sorpresa, se consideriamo che rispecchiano la varieta' e complessita' del "genere umano".

C'e' un punto, pero', su cui mi sembra importante porre l'attenzione: la differenza tra il "modello a scatola" e il "modello a rete". Non voglio dire che solo il secondo e' "giusto", perche' mi sembrerebbe scivolare su una posizione troppo manichea, ma sono assolutamente convinto che la vera novita' e il vero valore sta nel modello a rete.

Nel "modello a scatola", i social network sono contenitori, e le persone riempitivi. In questo caso i s/b network sono ridotti a meri strumenti di aggregazione per accumulazione di utenti, e questo corrisponde inevitabilmente ad una visione dei networker come di una massa illusoriamente emancipata.

Siamo ancora nel one-to-many. Infatti si dice che sono la versione moderna dei sindacati e dei movimenti. In questo caso si dice TUTTI, ma e' come dire NESSUNO. Si dice "2.0", ma solo perche' al gregge di oggi piace sentirselo dire (e comunque non sa cosa vuol dire).

Sono diversi i fattori che spingono verso questo modello. Innanzitutto perche' e' quello a cui siamo abituati, e' quello "storico". Da sempre le persone si sono riunite in partiti, associazioni, sindacati, movimenti... In questi casi, la ricetta comprende sempre: un' idea, un po' di ritualita' per sostenere l'identita' di gruppo (feste con format predefinito, tesseramento, propaganda, ...), e nei casi piu' fortunati, un buon leader carismatico. Importante sottolineare che l'identita' fa parte del pacchetto offerto ai soci. E spesso questa identita' e' basata sulla "separazione": o con noi o contro di noi.

Difficile dire se questo modello debba essere abbandonato: certamente e' evidente che e' ancora molto praticato. C'e' nelle persone ancora troppa pigrizia e scarsa coscienza, ancora troppo costume da "massa"; e da parte di qualcuno c'e' ancora troppa voglia di "potere", di essere il "proprietario" della scatola, o il principale influenzatore, o almeno di mostrarsi tale.

Apparentemente, la "legge dei grandi numeri", e il principio che in democrazia vince la maggioranza, giocano a favore del "modello a scatola". Infatti, viene facile pensare che un gruppo di 100.000 persone conti piu' di uno di 100. Ma e' davvero cosi' ? Guardiamoci intorno, per favore.

C'e' anche una confusione di fondo, da alcuni palesemente dimostrata, sullo scopo e sul valore dei s/b network globali che la Rete ci mette a disposizione. LinkedIN, Facebook, e tanti altri, sono nati per permettere ai membri di fare rete tra loro, ma sono stati interpretati da alcuni come "scatole piene di biglie colorate", da prendere a man bassa per la "propria" collezione. Prova ne sono le continue contestazioni su quel limite di LinkedIN sulla visibilita' di piu' di 500 link.

In opposizione al precedente, c'e' il "modello a rete": quello emergente, appassionante, e dal potenziale dirompente. Quello che riproduce nella societa' l'idea formidabile di Internet. Quello che fa parlare di web2.0, come di una conquista dell'umanita', e non di una vuota convenzione di markettari. Infatti, se e' vero che Tim Berners Lee (un vero genio, ma non un dio) ha creato proprio 20 anni fa, un potentissimo protocollo di interfaccia per l'information management, certamente la rivoluzione che ne sta conseguendo nella societa' a 360 gradi, e' questione di tutt'altra portata.

Nel modello a rete, banalmente non ci sono tesserati ma PERSONE. Ogni persona e' un "nodo attivo", con identita' e sentimenti. E come tale "conta": e' in grado di rielaborare e rilanciare; di generare conoscenza; di creare. Nel modello a rete non solo non c'e' "separazione", ma c'e' qualcosa di piu' di "unione": c'e' "sinergia".

Le persone, quindi, vengono prima di tutto. Poi queste parteciperanno e animeranno 10 100 1000 social networks, a seconda dei loro bisogni e piaceri. Le persone non sono quindi i contenuti di questo o quel s/b network-scatola, ma al contrario usano questo o quel s/b network come strumento della loro espressione di se'.

Se le persone vengono prima di ogni altra cosa, ne segue chiaramente che prima si creano rapporti di fiducia con gli altri conetworker, tali da scatenare una propensione impellente alla collaborazione, e poi arriva l'adesione a questo o quel s/b network, con un atteggiamento che sara' conseguentemente aperto, trasparente, generoso, e, ultimo ma non meno importante, gioioso. Allora si, che la logica che si scatena e' di tipo win-win, e che il vantaggio e' garantito per tutti, cosiccome per il network stesso. In questo caso si puo' parlare di approccio "ecosistemico".

Se poi si tratta di professionisti, allora scatta anche la disponibilita' a referenziarsi mutuamente, e comunque a mettere la propria reputazione sullo stesso tavolo. A quel punto qualsiasi social network diventa anche un business network, in cui le relazioni sociali diventano occasione per dare vita ad affari.

Comprendere questo non e' poca cosa, e non bisogna illudersi, in tempi in cui la parola "s/b networking" e' sulla bocca di tutti, che tutti ne abbiano la stessa profonda coscienza. Ne' puo' bastare per i piu' volenterosi, ma solo perche' vedono la possibilita' di cavalcare l'onda del momento, vedere fallire piu' volte un approccio ambiguo, fondamentalmente viziato da motivazioni personalistiche e da atteggiamenti irrispettosi delle persone. E' un po' come il moscone che sbatte piu' volte sulla meta' della finestra che e' chiusa: il numero delle botte sul vetro non lo aiuta a capire che l'altra meta' della finestra potrebbe essere aperta. Un gap culturale, per essere colmato da chiunque, richiede tempo, divulgazione e sperimentazione, e dimostrazione sul campo dei passi avanti, conquistati giorno dopo giorno.

E a proposito dei "numeri" ? Sembra che la dimensione e' destinata a rimanere piu' contenuta nel modello a rete. Costruire una vera rete di relazioni fra 10, 100 persone e' obiettivamente difficile (anche se enormemente piu' facile oggi rispetto ad un tempo, grazie a internet) e richiede tempo. Ma vale molto di piu' una rete forte tra 10 persone che un "mucchio" di 100, 1000 iscritti.

Appare evidente, a questo punto, che tra "scatole" e "reti" passa una bella differenza, anche se oggi ci si puo' trovare esempi dell'uno e dell'altro caso, tutti sotto il nome di s/b networking. Le dinamiche sono enormemente diverse, il potenziale enormemente maggiore.

Mark Zeckerberg, fondatore di FacebookReid Hoffman, fondatore di LinkedINChiudo con una considerazione tecnica. Come dicevo prima, LinkedIN e Facebook, ma anche un ning "fatto in casa", sono solo strumenti abilitanti. Nel caso dei due colossi, si potrebbe facilmente confonderli come "scatole" dato l'enorme numero di iscritti, ma ho gia' detto che significherebbe perdersi moltissimo usandoli in questo modo. D'altra parte, costruirsi un ning per realizzare un piccolo facebook locale e personale, sarebbe una piccola follia, per come la vedo io.

Invece la vera sfida e' costruire la "propria rete" all'interno della grande rete, come LinkedIN/Facebook (o simili...). Del resto proprio con questo scopo sia Reid Hoffman che Mark Zuckerberg, hanno dato vita alle loro piattaforme. Allora, ecco che una buona applicazione di ning, magari combinando l'utilizzo di diversi social media e altre azioni sul territorio, puo' servire benissimo allo scopo.

[Update 7/3/9 11:00] Questo articolo e' "reblogged" anche qui:
- Facebook, note di Gino Tocchetti, con >50 commenti
- Nordest Creativo, il blog
- GreenConceptLab, di Daniel Casarin :: GenitronSviluppo

lunedì 23 febbraio 2009

La forza del Social Business Networking in Veneto

Bellissima serata, giovedi sera scorso, a Treviso a Palazzo Bomben, organizzata da Nordest Creativo, sul tema "Social Business Networking". E' stata proprio una bella festa: 130 partecipanti (ed era un giovedi sera, con inizio alle 18!), da mezza Italia, che si sono goduti il momento "ufficiale" con presentazioni "in cattedra", ma brevi chiare efficaci (15 minuti a testa), e il momento "social" con buffet in piedi e massima liberta' di socializzazione e di discussione.

Sono intervenuti nell'ordine Maurizio Salamone, fondatore di Nordest Creativo, che ha dato un'ampia carrellata sullo stato dell'arte del Social Business Networking, e ha messo in risalto il potenziale ancora in gran parte inespresso; poi Silvia Toffolon ha parlato della portata "innovatrice" del Social Business Networking; Nicola Zago ha mostrato come possa essere utilizzato "come strumento aziendale" per portare importanti benefici nell'efficacia ed efficienza dei processi aziendali interni, specie se knowledge intensive; Enrico Marchetto ha raccontato delle sue ricerche in ambito "social media" e dell'influenza che questi hanno ormai sul comportamento del consumatore italiano; Massimo Melica ha alzato il dito indice sui nuovi pericoli inerenti le attivita' online, fondamentalmente legati alla privacy e alla reputation online; Matteo Brunati ha aperto le porte sul mondo affascinante del web semantico; Gianluigi Zarantonello ha illustrato le interessanti opportunita' che si aprono con i "dispositivi mobili"; Mauro Gasparini ha portato, con la sua ottima vena sagace, l'attenzione sui vantaggi di fare social networking anche in campo artistico; e infine Gino Tocchetti ha presentato il nuovo progetto "Ecosistema 2.0" col quale valorizzare il Territorio grazie ai modelli che si sono dimostrati efficaci in Rete, e al tempo stesso portare contenuti di valore in Rete prendendoli proprio dal Territorio. Le presentazioni sono disponibili qui e sul sito di NordestCreativo.

All'indomani, tanta soddisfazione, ma anche qualche riserva sulla formula adottata: chi la voleva piu' social, chi piu' tecnologica, ... Certamente anche queste osservazioni confermano la "voglia di socializzare" che evidentemente non e' mai realizzata del tutto.

Qualcuno poi, sempre il giorno dopo, si e' sbracciato per "auspicare la partenza" del Social Business Networking nel Veneto, a partire dalla prossima occasione (?), in un altro contesto (?). A me sembra invece, che abbiamo potuto vedere il Social Business Networking "gia' partito", anzi "in atto", considerato che ad un evento del genere non si arriva certo per caso, e che proprio per questo e' capace di generare valore e fatti concreti. A me sembra che sia gia' questo il Social Business Networking che funziona: collaborativo, generoso, trasparente, gioioso. E potente come un'onda inarrestabile. Si aggiungeranno altri nodi e altre reti a questa rete? certo che si, e io mi auguro tanti altri, ma soprattutto spero che siano "di qualita'". Il Social Business Networking e' un "bene comune", di cui NON ci si puo' impossessare: trovo che sia veramente sciocco cercare la propria visibilita' personale (motivazione pur sempre ragionevole) cercando di sedercisi sopra a furia di gomitate.

Ora, come auspicato da Maurizio stesso, le conversazioni sui temi proposti, e soprattutto le relazioni interpersonali, dovrebbero proseguire online, dove d'altra parte moltissime s'erano gia' originate: in fondo abbiamo avuto proprio un esempio di come la Rete possa debordare nel Territorio, e Palazzo Bomben per una sera e' diventato un "nodo fisico della Rete". Un modello, questo, che Ecosistema 2.0 intende spingere e diffondere.

giovedì 18 settembre 2008

FlorenceIN, ClubIN e i business network all'italiana

Lunedi sera scorso, c'e' stato il lancio di FlorenceIN, primo network aderente al progetto ClubIN, la federazione che vuole duplicare l'esperienza di MilanIN in ogni regione italiana, e che e' stata quindi anche questa ufficializzata nell'occasione. Per chi non lo sapesse, ma saranno pochissimi, MilanIN, e' la ben nota localizzazione italiana di LinkedIN, il piu' grande e storico network di professionisti in internet.

Tante sigle, ma la sostanza e' semplice: persone, professionisti, che si incontrano per divertirsi, e anche creare opportunita' concrete di sinergie, e in questo caso, con il caloroso spirito italiano.

Innanzitutto l'iniziativa di FlorenceIN e' partita da Laura DeBenedetto, che oltre ad essere mia amica ed ex collega, e' una delle piu' attive networker italiane, famosissima in LinkedIN e tra l'altro attualmente in Dada. E presto sara' anche neo-mamma!

L'atmosfera era quella che ci si poteva aspettare, anzi molto meglio. Moltissimi presenti (piu' di 100 credo), personaggi provenienti dal mondo delle aziende, dell'universita', dei servizi, della PA, ..., un grande entusiasmo generale (e non solo al buffet).

Tutti allegramente riuniti, quindi, prima sotto il palco ufficiale, che pero' e' stato gestito in modo informale con l'efficace coordinamento di Albert(o) Falossi, e poi nella sala (dell'Hilton di Firenze) a fare conversazione col primo che capitava accanto di volta in volta. Un ibridamento continuo di culture esperienze e chiacchiere.




Gia' perche' il business networking e' proprio questo: persone che si erano conosciute in rete, o nel lavoro, o proprio perfetti sconosciuti, si autopropongono con atteggiamento aperto, "generoso", fondamentalmente curioso. Chi arriva dalla rete, arriva da esperienze di partecipazione condivisione e contribuzione spontanea. Ma anche chi la rete la frequenta poco, e' attirato dalla semplice conoscenza dell'altro. E poi, visto che di business networking si tratta, dalla possibilita' che nasca anche qualche opportunita' economicamente rilevante, qualche sinergia.

"Non affrontare l'altro chiedendoti cosa puo' fare per te, ma cosa puoi fare tu per lui", ha detto PierCarlo Pozzati, di MilanIN, parafrasando JFK. E la dice lunga sullo spirito costruttivo e inclusivo che animera' questi network, che non potranno essere scambiati con qualcosa di istituzionale, ammuffito, autocelebrativo o peggio ancora, opaco agli estranei.

I numeri del gruppo fiorentino sono gia' impressionanti dopo appena poche settimane dalle prime mosse. "Siamo appena nati ma siamo già 140 tesserati e oltre 700 aspiranti soci.", ci aggiorna Laura. Ma non c'e' da stupirsi, le persone hanno voglia di questo, hanno bisogno di questo.

Quindi questi business network sono la perfetta dimostrazione della caduta del muro tra internet e vita reale, sono l'occasione per uscire allo scoperto, e costruire dal basso, e dare vita a innovazione e cambiamento. Il mondo delle aziende, dei servizi, e del lavoro in generale, sta per subire una rivoluzione analoga a quella che ha portato internet dalle istituzioni e dalle aziende alle persone. Profondi cambiamenti nell'economia e nella societa' sono in fondo a questo percorso, una progressivo umanizzarsi: vecchi sistemi ingessati stanno per essere scardinati, e nuove dinamiche, trasparenti e condivise, potranno emergere dal basso. Non oso immaginare come la grande propensione alla socialita' degli italiani, anche di quelli piu' individualisti, potra' amplificare questo potenziale.

Ben sapendo che il contesto non e' sempre pronto e favorevole, al giorno d'oggi, come ricorda Roberta Atzori di CagliariIN, con la quale siamo gia' in contatto e preparando scambi di informazioni e visite.

Ora tocca a noi di VenetoIN. E infatti per Simone Favaro e me, sono gia' diverse settimane che si corre il doppio, diverse notti che si dorme poco, diversi giorni che le batterie dei cellulari finiscono anzitempo. Ma c'e' un grande entusiasmo e tante idee, tanta voglia di fare.

E subito dopo c'e' gia' la lista lunga, dice Stefano Tazzi, coordinatore di ClubIN, e in questa Omar Cafini ha un ruolo impegnativo, visto che sta lavorando sia al progetto BolognaIN che a MarcheIN.

Piccoli business network crescono. E sono subito grandi, grazie a chi c'e' e a chi ci sara'.








lunedì 25 agosto 2008

Un anno vissuto pericolosamente nel web2.0

E' da circa un anno che mi sono dato da fare nel web2.0, nell'attuale prospettiva (mentre in realta' sono del 2002 i primi esperimenti con splinder). E l'attuale prospettiva e' quella di esplorare la glocalita' e trarne anche qualche beneficio personale.

Se ripercorro mentalmente gli ultimi mesi di attivita' su internet, ho la sensazione che siano passati anni per come rapidamente e' cambiato il mio modo di relazionare in rete e non solo. Niente di rivoluzionario nella sostanza, ben inteso, ma sorprendente e' stata la velocita' di sviluppo e la quantita'. E la qualita' superiore alle aspettative.

Ritorno nel Veneto
Una premessa per capire meglio il contesto. Da quando, 2 anni fa, sono tornato nella mia regione di origine, il Veneto, dopo molti anni di assenza pressocche' totale, mi sono ritrovato con la rete di relazioni praticamente da ricostruire da zero. Non bisogna dimenticare che il Veneto e' tradizionalmente chiuso ed individualista, quindi il problema si presentava di lunga risoluzione.

Figuriamoci quando ho scoperto poi che moltissimi qui si sentono addirittura in conflitto con culture differenti, e parlo di quella milanese e torinese, non di chissa' quale terra esotica, e ottusamente competitivi con chiunque sia portatore di una competenza strutturata e professionale ma di servizio. Insomma, la cultura del fare, che spesso trascura il pensare ("faso tuto mi", col corollario "co xe fato, xe fato ben", anche se fa cagare) e soprattutto il relazionare.

Per di piu' alcuni cambiamenti nel lavoro mi hanno (avevano) richiesto l'abbandono del blog storico, a tal punto che un disguido nel rinnovo del dominio mi ha reso (quasi) irrecupurabili 4 anni di contenuti link e contatti.

Dopo un primo periodo veramente difficile, dopo quasi un anno di sostanziale inattivita' del mio blog, l'estate scorsa ho quindi ripreso in mano la rete con obiettivi a me molto chiari, cioe' per
- riallacciare relazioni con amici e colleghi di un tempo, ormai difficili da raggiungere fisicamente
- sviluppare nuove relazioni amichevoli con persone che sentivo affini per idee e modo di fare, visto che il tempo per fare la stessa cosa nella realta' locale era pochissimo (e la realta' locale stessa poco favorevole)
- entrare in contatto con professionisti che avessero gli stessi miei interessi e che operassero nel veneto (apparentemente inesistenti).

Strategia web2.0

Ho quindi innanzitutto riaperto il blog (questo qui su Blogger), con minimo impegno di impostazione e manutenzione, sempre con un taglio professionale. Il tema e' quello del precedente, l'ecosistema di conoscenza che si sta sviluppando nella nostra societa' grazie ad internet, ma e' aperto evidentemente a considerazioni di costume, di attualita', economiche e politiche. Del resto sono convinto che la persona e il professionista non possono (piu') essere separati.

In questo modo, l'autopresentazione era indirizzata nella sostanza, anche se il mio profilo piu' personale non si legge bene nelle pagine del blog, ma il problema rimaneva soprattutto la visibilita' e l'effettiva conversazione con gli altri blogger, considerando anche il pochissimo tempo a disposizione.

Quindi (quasi) subito ho iniziato anche a twittare. Il microblogging mi e' estremamente congeniale per
- pubblicare qualcosa di me, anche molto personale, ma senza farne un'autobiografia, e veramente a costo zero in termini di tempo
- seguire altre persone nella loro vita quotidiana, niente pippe mentali, pallosissimi esercizi di stile, cervellotici proclami e pamphlet ottusi, e sempre con minimo impegno temporale
- avviare qualche scambio di battute (max 140 caratteri appunto) che possa preludere ad una relazione piu' consistente nel seguito
- scatenare il mio senso umoristico e apprezzare quello degli altri (ho scoperto che gli italiani sono un popolo di comici)
- esercitare un linguaggio sintetico e pero' chiaro e comprensibile a tutti

Prime ricadute sul territorio

Primo effetto collaterale di rilievo e' che attraverso twitter ho conosciuto il primo gruppo di blogger veneti, il cui punto di riferimento principale e' un googlegroup, e che tra l'altro sta per riunirsi nuovamente a Padova, venerdi 29 agosto (vedi Nord-Est-a-tutta-birra).


La caratteristica principale di questo gruppo e' la voglia di costruire relazioni 2.0 anche nel reale, e in questo ci riesce benissimo, anche se ognuno lo fa poi mettendoci la propria particolare interpretazione. Naturalmente la maggior parte twitta e blogga e quindi negli incontri sostanzialmente si twitta e si blogga stando questa volta tutti insieme, dal vivo (ma anche un po' on-line).

L'altra caratteristica del gruppo, soprattutto di alcuni, e' la velleita' di inserire questa attivita' ludico-cazzeggiante in un alveo di concretezza e incisivita', di maggiore progettualita'. L'intenzione e' lodevole, beninteso, e in parte corrisponde anche ad alcune mie aspirazioni. Ma diciamo che questa parte e' molto divertente e altrettanto inconcludente, non se ne voglia nessuno.

Si tratta infatti, di guardare alle cose con piu' obiettivita': se anche non viene forzata la partenza di alcun progetto, il gruppo ha comunque il suo ottimo motivo per riunirsi, che e' il piacere di stare in brillante compagnia. E se progettualita' non nasce li', vabbe', nascera' altrove. Se non e' gia' nata ;-)

Comunque, un risultato concreto e' stato raggiunto (ecche risultato!!!): soprattutto grazie alla spinta di Gigi Cogo, ad aprile c'e' stato il Twittercamp, al Vega di Venezia, in concomitanza con VenetoExpo. Il mio primo barcamp, e il secondo nel veneto (al Ghiradacamp sono mancato per impegni miei).




Sorpasso del microblogging sul blogging

A questo punto, visto il successo del mio twittare rispetto ai miei principali obiettivi iniziali, ho deciso di provare Tumblr, e dopo un minimo di pratica (acquisita in giorni!) ho fatto diventare il mio tumblog la copertina del mio blog. Infatti a differenza del blog, il tumblog e', per me:
- piu' scorrevole e facile da leggere (fino a rischiare la superficialita', ma si sa nel web la leggerezza e' indispensabile per non essere tagliati fuori)
- piu' ricco di spunti personali, che io inserisco come battute sinteticissime a commento di contenuti ribloggati, oppure come citazioni singificative per me (e rappresentative di me)
- piu' connesso con i fatti, le notizie, i memi che girano e rimbalzano in rete, e che non avrei tempo di seguire se dovessi rielaborare come vorrei prima di pubblicare sul blog
- piu' permanente di twitter, ma editoriale come il blog

Cosa mi ha dato Tumblr, dopo qualche mese ? La possibilita' di presentarmi nelle conversazioni cui partecipo nella rete con un sito di facile lettura, effettivamente personale, semplicissimo e velocissimo da gestire, che rimanda, con un link a lato, al blog degli approfondimenti e delle rielaborazioni, che e' obiettivamente inadatto ai "primi incontri" col lettore.

Insomma e' come quando ti presentano dal vivo una nuova persona, nel lavoro come nella vita di tutti i giorni, e prima di parlare seriamente di temi importanti o di progetti complessi, ti prendi qualche minuto di conversazione leggera per incominciare a conoscere la persona. Alcuni li chiamano convenevoli. In un altro contesto, se l'aspettativa e' forte, preliminari rende meglio il concetto.

Alla ricerca di un maggiore interscambio real life/on-line

Peccato solo che il contributo di Tumblr alle mie relazioni sociali live e' stato nullo. Tumblr non ha commenti, e' contribuisce alla creazione di un network (gli altri tumblog che si seguono e da cui spesso si reblogga) in cui pero' non c'e' molto scambio sociale: rebloggando si puo' commentare, e in rarissimi casi questo si traduce in un breve botta e risposta. Troppo poco per introdurre una relazione piu' ricca, e magari dal vivo. Un po' come su certi servizi per immagazzinare immagini (Flickr, Stumblupon, ...): si e' in contatto per gli stessi gusti espressi su alcune fotografie, ma poi cosa ci si potrebbe dire seduti davanti ad una birra ?

Qui c'e' da riflettere: la cultura dell'immagine ci da' un'apparente senso di comunanza ma poi ci rende piu' soli ? Questo dipende dal fatto che la cultura dell'immagine fotografica di oggi, ricca forse (raramente) ma silente e implicita, ha sostituito quella della rappresentazione teatrale che pure era basata sull'immagine, ma anche sul racconto, e aveva tanta presa anche a livello popolare ? Fermiamoci qua e rimaniamo sul tema.

Quindi Tumblr non permette di sviluppare conversazioni, e quindi relazioni che abbiano qualche probabilita' di proseguire live. Ma proprio mentre cercavo una soluzione a questo problema e' scoppiato il fenomeno Friendfeed. Ne ho gia' parlato abbondantemente in precedenza, e anche se se ne discutera' ancora a lungo, sono convinto che FF e' la migliore soluzione per le conversazioni on-line mai vista finora.

Non semplicemente blog, ma anche social e business networking

Nello stesso tempo, ovviamente, non mi sono limitato alla sola "blogosfera" e ho cercato di frequentare anche qualche social network e business network, ovvero l'altra faccia del web2.0. Non si tratta di una differenza da poco, anche se la separazione non e' netta. Mentre nel blog ci si puo' abbandonare a momenti solipsistici, se non addirittura onanistici, nel social network lo scopo dichiarato e' socializzare.

Qui dico subito che nessun social network generalista mi ha mai conquistato, dal momento che sono ottimi per un "acchiappo" un po' fuori dal mio stile e obiettivi. E devo ammettere che anche alcuni business network si possono considerare alla fin fine "luoghi da acchiappo" per chi cerca un datore di lavoro o chi cerca manovalanza.

Considero attivo solo l'account in Facebook, che per altro si aggiorna in automatico coi flussi delle mie attivita' altrove, solo perche' mi permette di entrare in contatto con persone di cui ancora non ho i riferimenti essenziali (mail, e altre identita' nel web2.0).

Trovo invece molto piu' interessanti ed efficaci i social network di nicchia, quelli cioe' che aggregano intorno ad un tema specifico di interesse, e tra questi uno soltanto mi e' rimasto congeniale: Anobii, il social network dedicato a chi legge libri. In Anobii infatti ci si puo' iscrivere a gruppi, e si puo' discutere in forum, genericamente legati a libri ma di fatto focalizzati sui temi piu' disparati.

Questi gruppi poi si riuscono dal vivo, in meeting informali, con un forte carattere territoriale. Una delle piu' brave e generose animatrici e' Niki Costantini, quella che alcuni chiamano la sacerdotessa di Anobii. Mi sono trovato bene anche in molte discussioni di Brain2brain, che e' (anche) un gruppo di Anobii avviato da Mario Esposito: so che hanno preferito orientarsi ad incontri su SecondLife, ma per ragioni di sopravvivenza ho scelto di starne fuori (anche perche' non credo molto nei metaversi con interfaccie 3D).




Ancora una volta, a proposito dei gruppi che si riuniscono dal vivo, il vero successo di queste iniziative, che infatti si ripetono periodicamente, e' quello di portare lo spirito "2.0" (aperto, informale, trasparente, tollerante, orientato allo scambio e alla collaborazione) nella vita reale, e potete credermi, non e' cosa da poco.

Anzi, superato lo slancio iniziale, seguono poi incontri informali appena capita l'occasione, senza nessun battage ne' sponsor, consapevoli di essere nicchia un tempo e parte di un cluster piu' grande e diverso l'occasione successiva. Come gli incontri castellani, grazie all'iniziativa di Matteo D'agord, e quello ferragostano che io e Mariela De Marchi abbiamo organizzato a Vicenza.



In questo modo ho potuto frequentare on-line e dal vivo, persone piacevolissime, che avrei forse impiegato anni a conoscere senza la rete, magari senza trovarle proprio. In questo senso, la rete facilita la possibilita' di incontro tra persone che condivono un certo approccio, quello 2.0 appunto. Ogni gruppo, poi, come le persone, e' diverso dall'altro, e si muove e da' cose diverse.

Questo non deve d'altra parte far illudere troppo: anche nella rete, anche nelle iniziative 2.0, si possono incontrare persone con atteggiamenti che io ho chiamato 1.1 (in una battuta: la versione bacata tra la 1.0 e la 2.0!): cioe' spiacevoli, aggressivi, egoistici e un po' orientati alle mascherate. Ma se ne ho incontrate un paio e' tanto, e nel clima generale e' piu' facile che tireranno fuori la parte migliore che hanno.

Dall'improvvisazione al progetto, dal social al business

Sono soddisfattissimo delle possibilita' che adesso ho per soddisfare quelli che io ritengo urgenti bisogni di socializzazione con persone che mi piacciono e che mi stimolano. L'effetto FF, da questo punto di vista, e' quello di una bomba, per me. Ora che posso effettivamente seguire dalle 100 alle 200 persone (non come i 1000 feed registrati in Google Reader che regolarmente archiviavo anche se non letti) sto scoprendo una miniera di persone preziose, al punto che veramente mi dispiace non avere tempo per seguirli come vorrei.

Ma bisogna sempre considerare che io ho un lavoro (che si intreccia su vari progetti che a volte si sovrappongono) e spesso il tempo da dedicare al web2.0 manca: dopo l'ultimo mese praticamente festivo, sara' impossibile mantenere il ritmo di partecipazione alle conversazioni sul web. Non se ne vogliano chi lavora nel campo dell'informatica o chi peggio, non ha un lavoro, ma il web2.0 discrimina chi il lavoro ce l'ha, perche' e' un po' vero che 'lontano dalla tastiera, lontano dal cuore dei tuoi follower'. Naturalmente e' meglio avere questo problema, che quello di trovare un lavoro, al giorno d'oggi.

Inoltre non vi nascondo che guardo con un certo sollievo la "necessita'" di staccare dalla rete, per lavoro, perche' sto avvertendo gli effetti deleteri di un'eccessiva frequentazione del web sulla mia produttivita', ma anche sulla mia capacita' di comunicazione nella vita reale, e perfino nella mia capacita' di ragionare e apprendere. Forse non si diventa stupidi, ma sembra che "siamo come leggiamo", e in ogni caso come ragioniamo, e conversare e ragionare nel web2.0 e' talmente facilitato e amplificato che satura la nostra capacita' di esaurire il compito.

Infine, ma non meno importante, il web2.0 e' una fonte di opportunita', forse difficili da definire, comunque legata alle persone che si possono conoscere e alle cose che quindi si possono fare. Naturale quindi che io ora pensi a come esprimere questo valore.



E perche' le cose non succedono mai per caso, proprio a fine luglio si inaugurava il business network VenetoIn, sulla falsa riga di MilanIn e appartenente al relativo Club, che ha trovato in Simone Favaro la persona giusta per farlo decollare qui nel Veneto.

Infine, ma non meno importante ho avuto modo di incontrare Gigi Cogo nel suo regno al Vega, e di conversare 'dal vivo' col principale innovatore della P.A. in Veneto, nonche' evangelizzatore 2.0, e come sono organizzati e di che risorse dispongono in Regione (sono entrato anche nel sancta santorum ovvero la server farm dove sono gestiti tutti i comuni del Veneto!). Ci siamo scambiati idee e informazioni sulle nostre precedenti e attuali esperienze, sui nostri futuri progetti, alla stessa velocita' con cui twittiamo e blogghiamo sul web. Vedremo.

Con l'occasione ho conosciuto di persona Maddalena Mapelli che ha fatto partire un altro social network di nicchia dedicato agli Ibridamenti, con cui ci accomuna (immodestamente da parte mia) un approccio neo-umanistico.

Da settembre, quindi, parte un nuovo anno e se queste sono le premesse...

sabato 1 dicembre 2007

MarketingAgora': i KIBS e il brunch a base di marketing

Dopo la mia recente adesione a MarketingAgora' su un'idea di PL Santoro, e ADVBoucle su un'idea di Simone Lovati, e chiamato quindi a fare "la mia dichiarazione di intenti", sono andato a riprendermi alcuni post e articoli di qualche anno fa, che ne sono le premesse fondamentali.

Facciamolo quindi partire da Miles 1995 e il suo "Knowledge-intensive business services: Users, carriers and sources of innovation" che ha anticipato buona parte dello sviluppo dei servizi business ad alto contenuto di conoscenza, in Europa (a dire il vero soprattutto in Finlandia c'e' stata vera consapevolezza).

Erano gli anni d'oro del Knowledge Management, basta ricordare che nello stesso anno usciva "The knowledge-creating company" di Nonaka, Takeushi: a differenza dei giapponesi pero', qui l'impostazione era piu' "ecosistemica": l'Europa dimostrava ancora una volta di avere un "proprio" approccio, e (passatemi questa sparata) capace di tenere piu' a lungo nel tempo.

Cosa sono e come stanno evolvendo i KIBS ?
Una buona sintesi e' nella pagina corrispondente di wikipedia.
Una definizione sinteticissima: Knowledge-intensive business services (KIBS) sono aziende che forniscono prodotti intermediari e servizi – basati soprattutto su conoscenza avanzata tecnologica e professionale – ai processi di business di altre organizzazioni.
Si tratta di uno dei settori piu’ in crescita in EU25, e ancora poco studiato.

Qualche esempio di KIBS per capire meglio ?
ecco la risposta direttamente da Miles:


Perche' mi ricollego ai KIBS ?
Uno dei punti piu' importanti e' ben espresso con le parole di Lance Bettencourt in "Client Co-Production in Knowledge-Intensive Business Services" (2002):
A common characteristic of knowledge-intensive business service (KIBS) firms is that clients routinely play a critical role in co-producing the service solution along with the service provider. This can have a profound effect on both the quality of the service delivered as well as the client's ultimate satisfaction with the knowledge-based service solution. By strategically managing client co-production, service providers can improve operational efficiency, develop more optimal solutions, and generate a sustainable competitive advantage.

L'avvento del web2.0 e' posteriore e quindi strumentale, ma indubbiamente rappresenta una grande occasione di rilancio dei KIBS, e non per niente grandi colossi come IBM e Oracle, pur essendo l'archetipo della "corporation" accentratrice monolitica e colonizzatrice, si stanno aprendo a questa nuova prospettiva, attraverso la "Service Research & Innovation Initiative" (SRI), un'iniziativa no profit fondata dai top manager di quelle aziende. L'innovazione nei servizi e' infatti "the next big thing" dopo l'innovazione tecnologica di questi anni, stando a quanto sentenzia BusinessWeek.

Nei KIBS non e' cosi' importante la generazione di contenuti, che molto spesso e' user generated, quanto la creazione di uno spazio adatto, un buon incubatore per quel processo creativo, e anche la capacita' di tradurre/trasferire gli stessi contenuti in contesti diversi, adattandoli alle esigenze dei singoli, e (non da poco) al loro linguaggio. Non tutti i KIBS sono basati sulla trasformazione della conoscenza (alcuni sono piu' centrati sulla generazione ed altri sulla applicazione di conoscenza), ma la capacita' di trasformare e ricombinare la conoscenza e' la caratteristica che piu' li rende interessanti, a mio avviso, quando parliamo di PMI.

Veniamo dunque a MarketingAgora', che e' chiaramente un esempio di KIBS in fieri. Al di la' dei rimandi nel mondo della ricerca, del management consulting, e delle mosse strategiche dei big player, MA e' l'espressione della necessita' di innovare i servizi in materia di business (di marketing soprattutto in questo caso), uscendo dalla logica del consulente/societa' di consulenza che "trasferisce il verbo" alle aziende passivamente (e psicologicamente) soggiogate, per abbracciare quella di una fertile "collavorazione" tra professionisti e utenti/clienti, in cui l'oggetto dello scambio (che comunque rimane come logica di fondo) non e' nel singolo "elemento di conoscenza" (il modello, la check list, il processo, la best practice, ...) ma nell'occasione di poter partecipare ad un processo di generazione e accumulazione di conoscenza continuo, e (lasciatemi fare una provocazione) nell'occasione di poter "consumare" conoscenza insieme. Insomma, MA e' potenzialmente il locale virtuale del brunch a base di marketing: si cucina e si degusta, tutti insieme, in modo informale, con l'obiettivo di consolidare un'esperienza intorno ad un interesse comune. Nessun termine poteva essere quindi piu' azzeccato di agora', infatti.

Dunque questo e' il motivo percui ho deciso di aderire a MarketingAgora', e rinnovo la mia disponibilita' a contribuire all'idea di PL Santoro, piu' che ad altre aggregazioni di professionisti in cui il modello di business e' ancora sostanzialmente 1.0, anche se succintamente e maliziosamente coperto da qualche accessorio 2.0.

lunedì 19 novembre 2007

Da "business network" a "collaborative network"

Trascrivo qui il mio contributo al network Marketing Agora', che sta riflettendo su come proseguire dopo la "partenza". Un momento delicato in cui si sta passando (cercando di) da "business network" a "collaborative network". Piccoli "ecosistemi di conoscenza" crescono...

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Carissimo PierLuca e voi tutti di MA,

non posso mancare a questo importante checkpoint, e cerchero' di dire il mio punto di vista con qualche farcitura di considerazioni piu' generali. Tra l'altro, ho tradotto la domanda "quali aspettative ?" in una serie di domande che a mio avviso la sottointendono.

- qual'e' la natura fondamentale di MA?

MA e' un business network di professionisti e osservatori che hanno in comune l'attenzione sul tema del marketing "non convenzionale" (2.0), in Italia

- la natura fondamentale di MA, e' sufficiente a caratterizzare la sua "azione" e a differenziarlo da iniziative simili ?

in parte si, in parte no.
Da una parte, da un business network (cosi' come da un social network), prima di tutto, ci si aspetta che permetta di "fare network". In molti casi il valore e' gia' nel presentarsi ad un gruppo di pari, o di cointeressati (stakeholder), e nell'avere occasione/pretesto per entrare in contatto, ed arrivare a trattare qualunque argomento di interesse comune, a qualunque livello di approfondimento (dalla battuta al trattato in piu' tomi). Io per esempio non avrei avuto occasione di entrare in maggiore "neighbourliness" con alcuni di voi, altrimenti, e vedo gia' in questo un "piccolo" motivo di soddisfazione, che forse tanto piccolo non e'. Ad alcuni (non a me) questa dimensione e' gia' sufficiente: qualche link in piu' al proprio sito, qualche iscritto in piu' nella lista dei propri contatti.

Dall'altra parte, occasioni di questo tipo sono oggi sempre piu' a portata di mano, e quindi diventa urgente (a) differenziare e (b) finalizzare. A differenziare, lo dico subito, ci pensano le persone stesse, con il proprio approccio, metodo, stile. Per finalizzare servono un obiettivo, una strategia, un piano di azione, collavoratori e, ultimo ma non meno importante, destinatari. Siamo tutti d'accordo che a questo punto i passi diventano pesanti, che il metodo non e' chiaro (non e' una startup, non e' un progetto nel senso tradizionale, non e' un'associazione di categoria, ...), e che il network rischia di dividersi piu' che di unirsi, o di entrare in stallo. Qui io vedo molto positivo gia' il fatto che si "sperimenti" un passo avanti rispetto al business networking "di base". Tra le mie aspettative c'e' senz'altro quella di partecipare ad un business network che vuole "collavorare", e non solo fare "linking" e "commenting". Infatti mi sono iscritto nel gruppo Organizzazione.

- siamo quindi tutti d'accordo che MA si sforzi di essere un "collaborative network", e come uscire dall'empasse "facciamo che facciamo" ?

Per calare l'idea di un "collaborative network" nell'ambito del marketing, alcune preziose dritte sono gia' state date dall'Illuminato (PL) e altri:
- contesto italiano (dimensioni, linguaggi, culture, mercati, ...)
- produzione di contenuti "dal basso" (libro multi autore, evento di presentazione, ...)
- approccio empirico (case studies piu' che teoria)

Io sottoscrivo tutto questo. L'unica osservazione qui, e' che per generare contenuti "significativi" e' bene che provengano dal "campo".
Da questo due conseguenze. Chi non ha troppa esperienza dovrebbe avere l'occasione di un "learning on the job". Chi ne ha, probabilmente non vuole condividere quella precedente, che per il network e' utile fino ad un certo punto, ma e' probabilmente disponibile ad applicarla in nuovi contesti.
Quindi la proposta: i case study potrebbero essere di due tipi (I) case study "esterni", cioe' gia' disponibili e "ragionati" all'interno del network, sotto i diversi punti di vista rappresentati al suo interno, (II) nuovi case study che rendicontano esperienze dirette del network ("interni").
Auspico tra l'altro che i referenti dei case study "esterni" siano coinvolti nel network: anche se non saranno disponibili ad analizzare criticamente la propria esperienza (ma non e' detto), quelli sono tra i piu' interessanti partecipanti al network, e certamente potranno riferire di altri casi a cui essi stessi si erano precedentemente ispirati.

Trovo quindi giusto "contarci" su questo, perche' NON tutti quelli che aderiscono al business network, aderiscono anche al collaborative network. Ma fino ad un certo punto. Infatti non tutti coloro che aderiscono poi partecipano, e il conteggio e' significativo solo in parte.

Come qualcuno ha fatto gia' notare la percentuale degli "attivi" tra i "membri" di un network e' molto bassa. Credo quindi che, soprattutto nella fase iniziale, sia importante "crescere" quantitativamente (facendo marketing e comunicazione (2.0) a favore di MA, e quindi proselitismo) e qualitativamente (con iniziative che "attirano" piu' facilmente l'attenzione di chi poi probabilmente "contribuira'" al network, e che consolidano le "relazioni" all'interno del network).

Per ora, passo e chiudo.
-Gino