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mercoledì 13 aprile 2011

Walk and talk e l'economia della fiducia

Faccio spesso lunghe passeggiate antistress e meditative, piu' o meno di corsa, in cui i passi e i respiri si succedono come colpi di setaccio, col risultato di separare tossine corporali e mentali, e di riordinare fibre muscolari, neurofilamenti e fili logici. E' un po' come stendere nuova fibra ottica per le mie idee.

Da qualche tempo, complice la primavera e le nostre bellissime colline, coinvolgo amici di network, con cui si puo' parlare di passioni comuni e di potenziali progetti. Questi incontri, che ho battezzato walk&talk, integrano molto bene le riunioni di lavoro, intorno a tavoli ricoperti da una potenza di calcolo e multimediale che dieci anni fa avrebbe esaurito il budget annuale per l'infrastruttura tecnologica di una piccola azienda, o quelle vaporizzate nella nuvola. In quelle, anche avvalendosi di tecniche patentate per il brainstorming e la liberazione della creativita', si oscilla tra l'assillo del metodo e quello dello strumento, rimanendo condizionati dal senso del dovere morale e professionale (ok, gli italiani molto meno).

Ma i walk&talk sostituiscono molto bene anche la cena di lavoro, tutta nostrana, o la partita a squash, piu' anglosassone, o altre attivita' gastro-ludico-sportive riproposte come team facilitating: forse qui siamo piu' vicini ad un round di golf, ma piu' genuino, accessibile e forse anche piu' divertente. In quei casi, infatti, la dinamica della cena o della partita, finiscono per prevalere e governare la conversazione, quindi quello che guadagni sul piano sociale, lo perdi poi su quello dell'approfondimento. Durante un walk&talk si viene piacevolmente interrotti dalla comparsa sul cammino di castelletti e casone ciascuno con una storia da raccontare, dagli improvvisi scorci sulla pianura e sulle montagne piu' vicine, o da discussioni sulla edibilita' di fiori bacche ed erbette: ma tutto questo e' funzionale a mantenere leggera la discussione, lungo una rotta a volte sconosciuta all'inizio, nonostante scarrocciamenti anche forti.

Oltre tutto nei walk&talk e' prevista la sosta nell'agriturismo locale, non quello che trovi sul portale turistico, ma il cui cartello indicatore e' una vecchia tavola di legno, non ha biglietti da visita e trovi da mangiare i frutti del territorio, naturalmente se arrivi prima che finiscano. Questo significa che la discussione sull'opportunita' di business che ti preme definire, viene interrotta da battute e risate inter-tavolaccio sulla ripartizione dei compiti tra il gestore la moglie e i figli, da divagazioni e consigli sulla coltura dell'ulivo e sulla stagionatura del vino, dalla valutazione dei consorzi agrari fatta in base alla sensibilita' nella scelta dei trattamenti proposti.

Dunque mentre correvamo a passo lento, ci siamo trovati a discorrere della difficolta' di formare reti sia tra gli imprenditori clienti che tra i collaboratori e i liberi professionisti. Quello che io vedo essere la questione dell'economia di ecosistema. Poche volte ho visto un problema tanto comunemente sentito, patito vorrei dire, e contemporaneamente cosi' poco conosciuto e discusso, per non dire lasciato alla buona sorte di qualche incontro voluto dal caso. Ne avevo parlato qui, in occasione del VeneziaCamp2009.

Eppure e' noto a tutti il progressivo snellimento delle strutture organizzative, e la crescente necessita di cooperare tra strutture aziendali che non rispondono allo stesso decisore, se non con professionisti che appartengono ad aziende diverse, o addirittura con rappresentanti della controparte che "vera controparte" non sono piu'. Si moltiplicano le partnership, i fornitori diventano anche clienti e viceversa, i consumatori diventano prosumer. In questo contesto gli interlocutori diventano quasi tutti "liberi professionisti", anche se inquadrati in qualche organizzazione, e vengono meno le "regole di contorno" che renderebbero piu' lineare (rigida eppur protetta) l'interazione.

In sostanza, la capacita' di collaborare e formare reti in modo efficace, chiamiamole proprio "trust network", e' sempre piu' una competenza richiesta ai singoli partecipanti, i quali dovrebbero adottare accorgimenti come fossero aziende che vogliono vendere i propri prodotti in internet. D'altra parte dovrebbe essere una caratteristica tecnica delle reti molto grandi rendere evidente il livello di fiducia esistente, il web of trust sovrastante. Sempre meno spesso il modello organizzativo, e i manager che lo applicano, possono assicurare efficienza ed efficacia: questi ultimi possono invece assumere un ruolo motivazionale e facilitativo, ma proprio per questo motivo rimangono schiacciati tra la responsabilita' e l'indeterminatezza di cio' di cui sono responsabili. Comando e controllo sono armi spuntate, se non proprio strumenti controproducenti: potrebbero imporsi come una cappa deprimente la motivazione e il fluido scambio collaborativo e conoscitivo.

Dunque la capacita' di formare trust network, sta diventando una delle competenze piu' preziose, sia per il singolo professionista, che per i diretti interessati alla rete e al suo potenziale. Quali sono i costi economici e sociali dell'incapacita' di creare trust network, nel lavoro come nella vita civile? Quanto tempo perso, quanta qualita' compromessa, quanta innovazione mancata? E vogliamo parlare della fiducia nei mercati, dell'attenzione e del consenso da parte degli interlocutori che ovviamente si curano solo di chi si fidano? E dei costi connessi a comportamenti improntati ad una caduta di fiducia? In California stanno correndo ai ripari.

The Economics of IntegrityNon e' forse questa capacita' di creare fiducia, e motivazione alla collaborazione, un ragionevole obiettivo da assegnare a programmi formativi, servizi consulenziali e a sforzi organizzativi? A questo punto io parlerei di economia della fiducia (come appunto ha gia' fatto Anna Bernasek in The economics of integrity).

In progetti improntati all'Enterprise 2.0, cioe' all'attivazione e potenziamento di reti aziendali e interaziendali, e tra aziende e mercati, dove e' fondamentale l'accento sulle persone e sulle relazioni che le legano, uno dei fattori cruciali, a questo punto e' evidente, non puo' che essere la fiducia. Cos'e' un progetto di enterprise 2.0 se non un progetto per coltivare e trarre beneficio da relazioni di fiducia all'interno dell'azienda, e tra l'azienda e il suo ecosistema?

sabato 5 febbraio 2011

Cittadinanza digitale, e-Public Services: dibattito ispirato dai libri di Belisario, Cogo e Scano

Ecco la traccia che mi sono preparato per l'incontro di oggi, alla libreria Mondadori, Edicolè, Via S. Francesco 19 – Padova, alle 18:00, in cui verranno presentati i libri "La cittadinanza digitale", di Gigi Cogo, e "I siti web delle Pubbliche Amministrazioni" di Belisario Cogo e Scano, alla presenza degli autori, e amici, Gigi Cogo e Roberto Scano.

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Siamo alle porte di alcuni cambiamenti radicali nelle abitudini di vita della popolazione, anche italiana, rese possibili dalle tecnologie legate ad internet. Questi cambiamenti riguarderanno inevitabilmente anche la realazione tra cittadini e pubblica amministrazione.

Questi cambiamenti sono e saranno finalmente "possibili" per alcuni, e "necessari" per altri. Sono e saranno favoriti da chi e' gia' mentalmente predisposto, ed ostacolati dagli altri.
Sono e saranno cavalcati rapidamente e perfino sfruttati a proprio favore da alcuni, e affrontati con enorme resistenza e subiti da altri.

Non e' e non sara' nemmeno possibile delegare qualcuno che lo faccia per noi. In azienda come nella vita quotidiana, non puo' bastare il collaboratore volenteroso, o il figlio giovane e intraprendente. E' qualcosa che riguarda ognuno di noi, direttamente.

Data la portata di questi cambiamenti, nessuno potra' singolarmente deciderne il corso: si puo' e si potra' solo comprenderli ed assecondarli, o ritardare il proprio coinvolgimento (inutilmente) e utilizzarli male. Sia a livello di singolo individuo, che di paese intero.

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Nemmeno e' possibile immaginare un percorso formativo, anche se il nostro fosse un paese in cui la formazione non sia stata ridotta ad una farsa, perche' stiamo parlando di capacita' profondamente connesse alla natura dell'uomo, che da un lato tutti gia' le possiedono, e dall'altro e' la consapevolezza l'unico fattore che manca "a chi non sa".

Stiamo parlando di qualcosa che assomiglia molto a come andare in bicicletta. E' facile, facilissimo, banale per chi ha gia' imparato. Tutti possono farlo, e tutti effettivamente ci riescono. Pero' non esistono mauali per andare in bicicletta. L'unica e' provare, cadere forse le prime volte, e poi scoprire facendo, come si fa. Osservare una persona che ci mostra come si fa e' insufficiente: puo' solo accendere la voglia di provare.

Non servono quindi tanti corsi ne' tanti manuali di istruzioni (ma un po' di strumenti di facilitazione si), se c'e' l'interesse, la motivazione. Tutti oggi si iscrivono a facebook, perche' ci sono i loro amici, perche' tutti dicono che si divertono, perche' ne parlano anche i giornali. Nessuno ha insegnato loro come si fa, eppure si iscrivono e partecipano. E se si tratta di perdere qualche ora all'inizio a capire come fare in certe situazioni, ebbene scelgono di perderla senza remore.

Occorre quindi che scatti una spontanea determinazione. Di questo c'e' bisogno, piu' che di formazione: della creazione di un contesto favorevole e, si potrebbe dire, intrigante.

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Eppure la tecnologia pone sempre delle questioni per gli utenti. Ci si puo' collegare, quanta banda serve? Serve un computer o basta uno smartphone? Quale contratto con l'operatore di telefonia, a quale costo? Quale software? E la privacy? E la netiquette? E come faccio a vedere chi fa cosa? E chi e' ipovedente?

La Pubblica Amministrazione, che per definizione deve erogare un servizio pubblico, deve evidentemente porsi queste domande. Opensource o l'offerta chiavi in mano di qualche grosso vendor? di quale infrastruttura e' dotato un territorio e, soprattutto, chi la controlla? quale terminale possiamo immaginare che abbia l'ultimo dei pensionati e dei giovani in eta' scolare? Quali regole di accessibilita' dei contenuti?

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Farsi prendere dalle questioni tecnologiche, cruciali perche' inerenti l' "abilitazione" di tali servizi, non deve pero' distogliere dalle questioni effettivamente piu' fondamentali.
Quali servizi innovare? Come ottenere un effettivo taglio di costi a parita' di qualita' di servizio erogata, se non maggiore? Come favorire e in un certo senso sfruttare l'accresciuta partecipazione dei cittadini? Come innescare un virtuoso circolo di dialogo e conoscenza reciproca tra Pubblica Amministrazione e cittadinanza, che possa di fatto migliorare l'indirizzo della prima e quindi la soddisfazione dei secondi, che in gergo viene chiamata "edemocracy"?

I servizi che raggiungono piu' spesso la ribalta gia' oggi, sono sostanzialmente quelli che consentono
- il presidio del territorio da parte dei cittadini stessi, in materia di ordine pubblico e controllo dell'efficienza dei pubblici servizi decentrati
- la trasparenza sulle attivita' svolte dagli organi politici, e dai politici in particolare, in modo da assicurare la rappresentanza degli stessi dopo le elezioni
- la diffusione di informazioni utili tra cittadini, e con i referenti del servizio pubblico, in modo da aumentare la conoscenza del contesto reale, e assicurare che il pubblico servizio sia sempre piu' adatto a fornire risposte efficaci

La maggior parte di queste iniziative sono registrate all'estero, ma anche in italia qualcosa si sta muovendo. Esiste una differenza culturale tra questi paesi, oltre al gap tecnologico che comunque va considerato? Soprattutto c'e' abbastanza divulgazione di queste iniziative cosi' che gli italiani sappiano cosa effettivamente si puo' fare fin da oggi?

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Infine, con questi presupposti, si apre alla Pubblica Amministrazione la possibilita' di erogare un ulteriore tipologia di servizi: liberare i dati in proprio possesso. Si tratta di quantita' impressionante di dati, che riguardano un po' tutto, le persone, l'ambiente, l'economia...

La conoscenza di questi dati e' cruciale perche' la cittadinanza possa effettivamente conoscere se' stessa e il contesto in cui vive e lavora. Si innesca cosi' un processo virtuoso che potrebbe generare nuovi servizi, e migliorare quelli esistenti, e rendere le stesse decisioni, prese a vari livelli, piu' appropriate ed efficaci.

D'altra parte la circolazione di questa ulteriore massa di informazioni pone e porra' problemi analoghi a quanto abbiamo gia' visto nella prima fase di espansione di internet. A poco sara' servito se i dati liberati non saranno reperibili, consultabili e facilmente elaborabili. Occorre quindi assicurarsi che lo sforzo sia "utile" e che il risultato non sia fonte di piu' problemi di quanti non ne risolva.

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Un'ultima considerazione, su questo tema, rilancia una visione di maggiore prospettiva. Possiamo aumentare la conoscenza fattuale, sia in termini di servizi che di dati grezzi, ma siamo consapevoli che e' la capacita' di elaborazione di conoscenza la vera sfida che ci viene posta oggi? Se l'economia della conoscenza e' quella in cui viviamo, e vivremo sempre di piu', non e' forse arrivato anche il momento di ragionare veramente in termini di nuove professionalita', nuovi settori economici, e di nuovi parametri della qualita' della vita?

domenica 10 ottobre 2010

Se vuoi farti una vita, devi venire in citta’

L'idea di citta' e' l'idea stessa del vivere insieme e meglio: vantaggioso in termini pratici, ma non per questo meno piacevole. Invece assistiamo da tempo ad un progressivo svuotamento del significato di citta': vengono frequentate forzatamente, per vantaggi che non compensano sempre gli svantaggi, e dimostrano l'esaltazione del conflitto, e non della sinergia tra individualita' e socialita'. Gaber invitava ironicamente a "venire in citta'", in una canzone del 1969.

martedì 22 giugno 2010

Ecosistemi aumentati: reti che attivano territori

Anche quest'anno, nell'ambito del VeneziaCamp2010 (dal 1 al 3 luglio, all'Arsenale), il network "Ecosistema 2.0", e' stato invitato a coordinare un evento di sensibilizzazione e diffusione dei modelli a rete aperta e sociale, cosi' come sono promossi e sostenuti da internet, e che abbiano incidenza nel territorio.
L'evento sara' il giorno venerdi 2 luglio, dalle 9:30 alle 18.

Il tema di quest'anno, coerentemente con la trasformazione del Veneziacamp in Festival dell'innovazione digitale, e' "Ecosistemi aumentati: reti che attivano territori" ed e' dedicato a tratteggiare lo stato dell'arte nello sviluppo di reti aperte nei territori. Fa dunque seguito a quello della passata edizione del Veneziacamp, dedicato alla Cittadinanza DIgitale, e che aveva il titolo "Civicita': una citta' glocale tra reale e virtuale".

Sara' anche l'occasione per un'altra grande festa del social business networking con gli amici, vecchi e nuovi.

L'evento e' organizzato in 4 panel distinti ma non separati, che andranno a costituire una "valigetta degli attrezzi" per chi si occupa di reti nei territori. I temi e i contributi invitati (in ordine alfabetico) sono:

1) Motori di sviluppo e sostegno di reti aperte nei territori
modera: Gino Tocchetti (Ecosistema 2.0)
- Alberto Cottica (Kublai, Min Sviluppo Economico)
- Flavia Marzano (District Lab, Sardegna Ricerche)
- Gabriele Persi (Area Science Park, Trieste)
- Ilda Mannino (Center for Thematic Environmental Networks, VIU)
- Marco Combetto (Informatica Trentina, Trentino as a Lab)
- Michele Vianello (Parco Scientifico Teconologico VEGA, Venezia)
- Paolo Privitera (internet startupper)

2) Sostenibilita' economica delle reti territoriali aperte
modera: Marina Trentin (environment and international cooperation)
- Gianfranco Padovan (EnergoClub Onlus)
- Gloria Testoni (Distretto di Economia Solidale di Verona)
- Mariano Carozzi (Prestiamoci.it)
- Marco Gialdi (Ufficio Sostenibile)
- Nicolo' Borghi (The Hub Milano)
- Stefano Corro' (Rete Energie)

3) Nuovi servizi territoriali a rete aperta
modera: Rachele Zinzocchi
- Alberto D'Ottavi (Blooming)
- Alessandro Cappellotto (Zooppa)
- Dario Bonaldo (Seedelio)
- Linnea Passaler (Pazienti.org)
- Walter Giacovelli (LoAd), Susanna Cristalli (Qype)
- Matteo Brunati (open web addicted)

4) Nuove culture per le reti aperte
modera: Maddalena Mapelli (Ibridamenti, Universita' di Venezia)
- Emilia Peatini (Rete Storia), Franco Torcellan (Agenzia per la scuola), Dino Bertocco (Aequinet)
- Emina Cevro Vukovic (LunediSostenibili.org)
- Maria Cristina Frigna (Villaggio Artigianale - Cities, Comune di Modena)
- Michele D'Alena (Laboratorio TagBologna, Universita' di Bologna)
- Stefano Bellanda, Andrea Celli (Intercultural Lab, Universita' di Padova)

Ogni giro di presentazioni (brevi, secondo una versione "italianizzata" di ignite) e' seguito da uno spazio di approfondimento e discussione con i partecipanti a qualsiasi panel, mantenendo cosi' integro il fil rouge della giornata.

Si prega di dare conferma sulla pagina dell'evento, creata su facebook (http://www.facebook.com/event.php?eid=107020039346666). Tutti i dettagli sono sulla pagina ufficiale del VeneziaCamp2010, all'indirizzo (http://www.veneziacamp.it).

"Ecosistema 2.0" (http://www.ecosistema20.it,
http://www.facebook.com/ecosistema20) e' un think-tank non convenzionale, sostenuto da una rete di social business networking, che focalizza (dall'inizio 2009) su un tema, la convergenza dell'ecosistema tradizionale e territoriale, e quello digitale, non altrimenti adeguatamente considerato.

La rete che si aggrega intorno a questo progetto, e' aperta trasparente partecipativa e basata su principi di fiducia e generosita', e per questo non confligge ma fa sinergia con altre iniziative che sono coerenti con questo approccio. Lo stesso evento in questione e' da intendere come un dono a tutti coloro che credono nel potenziale delle reti diffuse nel territorio, e intendono adoperarsi per lanciare iniziative di questo tipo.

Si prega di dare conferma sulla pagina dell'evento creata su facebook (http://www.facebook.com/event.php?eid=107020039346666). Tutti i dettaglisono sulla pagina ufficiale del VeneziaCamp2010, all'indirizzo (http://www.veneziacamp.it).

A presto a Venezia! ...e mi raccomando, spargete la voce ;-)

sabato 21 novembre 2009

Call for action: un Ecosistema2.0Camp itinerante

Si discuteva su FF (un tempo il "salotto buono" della rete, ma molti si chiedono per quanto ancora!) sull'articolo La blogosfera molle, ripreso qui, qui, qui, e qui almeno, in cui Giuseppe Granieri sottolineava
clipped from bookcafe.net
la blogosfera italiana «appaia molto isolata, rinchiusa in se stessa, sostanzialmente disinteressata rispetto all'agenda dell'Unione e pesantemente incline alle opinioni personali piuttosto che alle analisi politiche.».
blog it

Tra le altre mie considerazioni, nel thread dove piu' ci si e' abbandonati al vittimismo sulla "blogopalla" italiana, ho risposto cosi':
Scusate ma vi seguo a fatica. Ci sono momenti di cazzeggio libero e rilassante? Bene! Ci sono momenti di caos creativo? Bene! Ci sono spunti a volonta'? Bene! Ci sono luoghi virtuali in cui tutto questo scorre con facilita'? Bene! Cosa c'e' di male allora... che non si possa lasciare ai margini della rete??? Per quanto riguarda la costruzione di progetti, mi permetto di ricordare Ecosistema 2.0, un think-un-tank (un think tank non-convenzionale) nato circa un anno fa, che ha l'ambizione di essere "incisivo" nel territorio. Finora sono stati dispensati proposte di temi e di format per creare eventi... Le occasioni sono state ancora poche (e qualche volta ai doni non ha corrisposto il riconoscimento della citazione, evabbe') ma siamo in crescita continua. D'altra parte qui non si punta a correre per poi fermarsi senza fiato e con le gambe molli. Non ce ne frega niente di fare "grandi numeri", ma semmai di arrivare a "grandi idee" e "grandi progetti". L'esperienza insegna che non sono le persone che mancano, e nemmeno gli spazi online per discutere. Mancano soprattutto due cose (1) una consapevolezza di cosa sia fare rete (vedi p.e. qui) e (2) occasioni nel territorio che giustifichino certi interventi (come il recente VeneziaCamp, dove abbiamo sviluppato il tema della "civicita'"). Servirebbe il vostro aiuto, la vostra disponibilita' a fare rete... non necessariamente iscrivendovi qui, ma se volete invece replicare l'iniziativa per conto vostro, e poi fare rete, bene lo stesso! - Astenersi flamer professionisti, e scrocconi di visibilita' (cit. @gigi qui sopra)
e come quando lanci un'idea e mentre la vedi formarsi attraverso le tue stesse parole, ti accorgi che era maturata da tempo nella tua testa e che potrebbe veramente incontrare il consenso di chi ascolta, ho subito aggiunto:
a proposito di progettualita': perche' non organizziamo tutti insieme degli ecosistema20camp in giro per l'italia, diciamo uno ogni due-tre mesi, sui temi che fanno la cultura della rete e dell'ecosistema aumentato ? #senzatimore
Naturalmente la discussione e' in corso, e ha subito provocato qualche prurito...

mercoledì 28 ottobre 2009

Cosa intendiamo quando diciamo 'rete' ?

Nell'incontro "Civicita': una citta' intermedia tra locale e globale", al VeneziaCamp, sabato scorso, ho presentato queste slide.


L'idea era nata da una riunione a cui avevo preso parte qualche settimana prima, in cui un ricercatore universitario aveva spiazzato tutti, ponendo la domanda in questione, e aggiungendo "le parole sono importanti". La sua tesi era che ormai si pronunciano le parole senza piu' preoccuparsi del significato originale, e soprattutto senza piu' verificare che abbiano lo stesso significato per tutti (almeno per tutti quelli che ascoltano).

Ma la mia era un'esigenza un po' piu' profonda e sostanziale. Mi interrogavo infatti su quali meccanismi fondamentali si basassero le reti, e in particolare "le reti che funzionano". Se Internet e' una rete che cresce per dimensione ad una velocita' sbalorditiva, e mai rallentata da 20 anni... qual'e' il motivo?

Il principio regolatore che ritengo fondamentale e' quello del capitale sociale, un argomento che ha fruttato il nobel a Gary Baker nel 1992, e che da quell'anno e' stato al centro di numerosi approfondimenti nel mondo della ricerca, ma di cui mi piace la definizione di Lyda Hanifan, che lavorava nel settore della Scuola nel 1920:
“il capitale sociale si riferisce a quei beni tangibili che hanno valore più di ogni altro nella vita quotidiana delle persone: precisamente, la buona volontà, l’appartenenza ad organizzazioni, la solidarietà e i rapporti sociali tra individui e famiglie che compongono un’unità sociale”
Dunque in una rete che funziona bene, il capitale sociale aumenta sempre, e permette non solo di tradursi in manifestazioni di solidarieta' nei momenti di emergenza (come nel caso di un terremoto, per esempio), ma in un piu' profondo sentimento di sintonia, di profonda compatibilita', pur nelle differenze. Al contrario, in una rete che funziona male, dove i partecipanti sprecano e distruggono il capitale sociale, si formano crepe, e alla lunga la rete stessa si spezza. Talvolta questo succede per errore da parte di qualcuno, che pur ben intenzionato, non ha ben chiaro certi meccanismi; talvolta succede perche' e' proprio nella natura di certe persone, esagerare col proprio individualismo e con la competitivita' (come lo scorpione che punge la rana che lo sta aiutando a guadare il fiume, causando il suo stesso annegamento, perche' "e' nella sua natura").

Legati al concetto di capitale sociale, sono poi quello della "regola d'oro", della reciprocita' di rete, delle "dinamiche dominanti" (Nobel a Nash nel 1994) e di "bene comune" (Nobel ad Elinor Ostrom e Oliver Williamson, quest'anno). Da notare i 3 nobel negli ultimi 15 anni: sono i temi del momento, ancora in fase di elaborazione, e che rappresentano lo shift paradigmatico di questo scorcio di nuovo millennio.

Ispirandosi a questi concetti, qualunque networker non puo' fallire, e anzi animera' una rete partecipativa, collaborativa, basata sulla fiducia, e capace di svilupparsi in modo sostenibile. E' dunque del tutto aperta? Non esattamente. Come direbbe David Weinberger, c'e' bisogno di "spazi aperti con un minimo controllo". Il controllo (che poi potrebbe essere semplicemente auto-controllo, se la consapevolezza fosse uguale per tutti) consiste nell'assicurare che siano condivisi e rispettati questi semplici principi, ai quali del resto si ispirano quasi tutte le netiquette ma senza la dovuta evidenza.

Quindi alla fine della presentazione, ho ripreso un vecchio articolo dal titolo "Social Business Networking: reti, non scatole", ponendo appunto la domanda: "tutto deve essere quindi sempre e totalmente aperto?", e proponendo come risposta l'immagine della cellula staminale.

Come cellula, la sua membrana non delimita cosi' rigorosamente un "dentro" e un "fuori", perche' e' anzi permeabile e osmotica. Inoltre lo spazio delimitato non ha sempre lo stesso volume, e si puo' immaginare che a volte parte dello spazio esterno viene acqisito all'interno, a volte parte di quello interno viene esternalizzato. Inoltre, come cellula staminale, la sua capacita' e' quella di generare organismi anche piu' complessi: genera reti. Come la cellula, cosi' le molecole e altri organismi, il nostro corpo, lo spazio a noi circostante e le prossemiche di relazione, la citta', la regione... tutti gli spazi sono organizzati secondo gradienti di concentrazione, e questi gradienti sono variabili nello spazio e nel tempo. Dunque la questione non e' se aperto o chiuso, ma quando e quanto semiaperto.

[Update 19/11/09 10:00] Questo articolo e' "reblogged" anche qui:
- Facebook, note di Gino Tocchetti, con >60 commenti
- Ecosistema 2.0, il ning
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lunedì 12 ottobre 2009

VeneziaCamp2009 - Civicita': una citta' intermedia tra locale e globale

Ecosistema 2.0 si focalizza sulla considerazione che l’ecosistema territoriale e quello digitale andranno sempre piu’ sovrapponendosi, per il semplice motivo che ad abitarlo sono le stesse persone. Quale potenziale si libera man mano che cade il muro che ancora si percepisce? Quale valore porta un’applicazione piu’ diffusa dei modelli a rete? Quale spinta di innovazione pervadera’ il nuovo habitat, sia nella dimensione sociale, civica, economica, politica? Sono queste le stesse domande, insieme alla sfida di concretizzare risposte, che il progetto Cittadinanza Digitale pone all’attenzione di Venezia.

Nell'ambito del VeneziaCamp2009, quindi, Ecosistema 2.0 ha organizzato un evento dal titolo "Civicita': una citta' intermedia tra locale e globale", che si terra' quindi all'Arsenale, Sala Brucola, sabato 24, dalle 14:00 alle 17:00.

I temi proposti sono:

Inspirazione
0) Gino Tocchetti: Introduzione all'incontro e sul tema "cos'e' la rete?";
1) Sergio Los: Voglia di civicita';
2) Sophia Los: Riti per reti;
3) Stefano Rossi: Governare reti, governare con le reti;
4) Maurizio Salamone: Modelli collaborativi: dal mondo naturale alla chiave simbolica;

Espirazione
5) Federica Festi: Land through the social web;
6) Mattia Ballan: Rubano citizens - cittadini 2.0;
7) Barbara Zen: Coworking project: il lavoro nomade;
8) Samuel Gentile: Startgreen: come la rete aiuta a creare nuova impresa;
9) Dario Bonaldo: Energie rinnovabili e valore sociale: un modello abilitato della rete;
10) Matteo Brunati: Internet delle cose veneziane;
11) Stefano Schiavo: Lean 2.0: un approccio integrato per l'innovazione organizzativa;

Questi temi sono stati presentati, in anteprima, a Vicenza il 7 Ottobre, in occasione dell’evento "Venezia chiama, il territorio risponde".

L'iscrizione all'evento "Civicita': una citta' intermedia tra locale e globale", al VeneziaCamp2009 e' obbligatoria, e va fatta entro domenica 18 Ottobre, cliccando qui.

sabato 10 ottobre 2009

Web di terra e web di acqua, e le persone a coltivare

Ecosistema 2.0 si focalizza sulla considerazione che l'ecosistema territoriale e quello digitale andranno sempre piu' sovrapponendosi, per il semplice motivo che ad abitarlo sono le stesse persone. Quale potenziale si libera man mano che cade il muro che ancora si percepisce? Quale valore porta un'applicazione piu' diffusa dei modelli a rete? Quale spinta di innovazione pervadera' il nuovo habitat, sia nella dimensione sociale, civica, economica, politica? Sono queste le stesse domande, insieme alla sfida di concretizzare risposte, che il progetto Cittadinanza Digitale pone all'attenzione di Venezia.

Il contributo di Ecosistema 2.0 al VeneziaCamp non sara' quindi solo di partecipazione e promozione nell'ambito del proprio network, ma ambisce a portare stimoli e a chiarire concetti utili per tutti coloro a cui il progetto Cittadinanza Digitale offre grandi opportunita', a condizione di comprenderne e saperne sviluppare potenziale.

Da questa'estate si e' proceduto con una fitta rete di interazioni con gli amici e i professionisti, e con i rappresentanti dei network, insomma tutti coloro che hanno dimostrato una consonanza di interpretazione dei modelli a rete, e una similitudine di approccio. Sono stati quindi identificati via via una rosa di interventi, dal carattere piu' fondamentale e di ispirazione, a quelli piu' concreti che riportano testimonianze della forza dei modelli a rete applicati nel territorio aumentato dal supporto di internet.

E' stato quindi presentato un progetto bozza, dal titolo "Civicita': una citta' intermedia tra locale e globale", al comitato organizzatore che ha innanzitutto apprezzato il valore e ha suggerito l'utilizzo di una delle sale dell'Arsenale, nella giornata di sabato 24 dalle 14:30 alle 18:30. I temi che sono emersi da questa prima fase, e alcune modalita' di presentazione, sono stati anticipati nell'incontro di Vicenza, "Venezia chiama, il territorio risponde", in vista del VeneziaCamp, il 7 ottobre.

La modalita' di presentazione che sara' adottata a Venezia, e' ispirata alla metodologia "ignite", pero' ammorbidita e resa piu' congrua con le prassi ricorrenti in Italia. Questa decisione e' stata presa proprio dopo aver consultato il preziosissimo sito di Ignite Italia. In questo momento si prevede di dare 12 minuti a testa e 20 secondi a slide come riferimento. Inoltre, dopo il giro di presentazioni e' prevista una seconda fase in cui si discutono le stesse, si fanno domande, ed eventualmente - se le domande lo rendono opportune - si possono esporre altri 3 minuti. Questi parametri sono stati "testati" a Vicenza, dove pero' il contesto era differente proprio perche' l'obiettivo della serata non era quello di riprodurre l'intero intervento di Venezia. Ragionando sul risultato di Vicenza, si potranno avere ulteriori aggiustamenti dell'intervento a Venezia.

L'incontro di Vicenza, a cui hanno partecipato 25 persone (20 era l'obiettivo) e' stato diviso in 3 parti:
18:30-19:30 : happy hour e rottura di ogni barriera tra i partecipanti provenienti da gruppi diversi, o nuovi nel contesto
19:30-21:30 : giro di presentazioni, con 4 minuti (12 slide) a testa
21:30 : cena

I temi trattati sono stati:

Inspirazione.
0) Gino Tocchetti: Introduzione all'incontro e su "cos'e' la rete?"
1) Sergio Los: Voglia di civicita' (assente giustificato);
2) Sophia Los: Riti per reti;
3) Stefano Rossi: Governare reti, governare con le reti;
4) Maurizio Salamone: Modelli collaborativi: dal mondo naturale alla chiave simbolica;

Espirazione.
5) Federica Festi: Land through the social web
6) Mattia Ballan: Rubano citizens - cittadini 2.0
7) Barbara Zen: Coworking project: il lavoro nomade
8) Samuel Gentile: Startgreen: come la rete aiuta a creare nuova impresa;
9) Dario Bonaldo: Energie rinnovabili e valore sociale: un modello abilitato della rete;
10) Matteo Brunati: Internet delle cose veneziane
11) Stefano Schiavo: Lean 2.0: un approccio integrato per l'innovazione organizzativa

Federica Lago ha introdotto il progetto Nodo Expo 2009.

Diciamo subito che il programma e' stato rispettato puntualmente fino alle 21:30, e che sia l'aperitivo che le presentazioni hanno funzionato come ci si aspettava, generando un grande coinvolgomento generale, un'atmosfera cordiale e informale prima e poi piu' concentrata (anche se mai supponente) durante le presentazioni.

Sul finire della seconda fase, il giro di domande era cosi' consistente e da parte di tutti, che e' stato necessario sforare fino alle 22:00, mettendo a dura prova sia la concentrazione dei presenti - si trattava pur sempre di una serata infrasettimanale e per molti questo periodo e' gia' intensissimo per motivi professionali - e anche la pazienza del cuoco!

Ad un certo punto, rientrando nella sala, poco prima della cena, quindi dopo 3 ore dall'inizio, sono rimasto affascinato dall'entusiasmo con cui tutti ancora si confrontavano e si divertivano insieme.

Possiamo dire che l'intento iniziale e' stato realizzato: una serata molto bella, ludica e divertente, ma anche ricca di stimoli e di confronti sinceri e di approfondimento. Un'altra piccola festa del networking in veneto (e nemmeno tanto piccola conoscendo un po' tutte quelle dell'ultimo anno). E non bisogna dimenticare che era una riunione di preparazione al VeneziaCamp, quindi col preciso compito di "sperimentare", e di conseguenza prevedendo di sbagliare per poi imparare come correggere.

Una serata che esprime perfettamente lo spirito di Ecosistema 2.0, dal momento che il potenziale dei modelli a rete e' stato l'elemento caratterizzante sia per i contenuti che per l'organizzazione stessa della serata, ma anche e soprattutto le persone, e il capitale sociale delle loro relazioni, e' stato il presupposto e insieme il risultato fondamentale.

martedì 6 ottobre 2009

Civicita': una citta' intermedia tra locale e globale

Ecosistema 2.0 si focalizza sulla considerazione che l'ecosistema territoriale e quello digitale andranno sempre piu' sovrapponendosi, per il semplice motivo che ad abitarlo sono le stesse persone.

Quale potenziale si libera man mano che cade il muro che ancora si percepisce? Quale valore porta un'applicazione piu' diffusa dei modelli a rete? Quale spinta di innovazione pervadera' il nuovo habitat, sia nella dimensione sociale, civica, economica, politica? Sono queste le stesse domande, insieme alla sfida di concretizzare risposte, che il progetto Cittadinanza Digitale pone all'attenzione di Venezia.

I temi che verranno proposti al VeneziaCamp, sabato 24 Ottobre, all'Arsenale, nell'evento "Civicita': una citta' intermedia tra locale e globale", sono quindi (titoli da
definire, interventi da confermare):
- sulla questione urbanistica, la citta' tra il locale e il globale,
il suo impatto sul senso di civicita';
- sulla questione della governance di rete vs governance di territorio;
- sui modelli culturali di etnie dal mondo contemporaneo e dalla
storia, che valorizzano la rete sociale;
- sulla questione individuo vs gruppo, in chiave netafisica e nelle
metafore zen;
- esempi di servizi territoriali a carattere sociale realizzati con
tecnologie web/web2.0 ad opera di un ente parastatale a vicenza;
- un approfondimento di come l'utilizzo di internet sta cambiando e
valorizzando un settore impiantistico, quale quello dell'energia da
fonti rinnovabili;
- esempi di social network territoriali, non veneziani:
nordestcreativo, rubanocitizens e nodo;
- un esempio di Enterprise 2.0 sul fronte del mercato e uno sul fronte
dell'organizzazione interna;
- un esempio di utilizzo della rete e di location sul territorio in
aiuto ai professionisti nomadi;
- come l' "internet delle cose" portera' valore in una citta' come venezia;
- un intervento di marketing territoriale in valpolicella.

Questi temi sono presentati, in anteprima, a Vicenza, in occasione
dell'evento "Venezia chiama, il territorio risponde", mercoledi 7
ottobre.

Per iscriversi al VeneziaCamp:
http://barcamp.org/veneziacamp2009

Per iscriversi all'evento "Civicita': una citta' intermedia tra locale e globale" a Venezia, il 24 Ottobre alle 14:30:
http://www.veneziacamp.it/eventi/civicita-una-citta-intermedia-tra-locale-e-globale/

Per iscriversi all'evento "Venezia chiama, il territorio risponde" a Vicenza, il 7 Ottobre alle 18:30:
http://ecosistema20.ning.com/events/venezia-chiama-il-territorio

Per iscriversi a Ecosistema 2.0:
http://ecosistema20.ning.com

martedì 19 maggio 2009

Osservatorio Wine: passata la sbornia

Tranquillizzo tutti, l'evento dell'Osservatorio Wine, l'8 maggio a Verona, non si e' chiuso in una sbornia collettiva. Ne parlo solo adesso perche' emergo solo ora da una settimana di fuoco. Pero' l'intenzione e' quella di ripercorrere quella giornata, con la stesso sforzo di ricostruzione che talvolta tocca fare dopo una serata in cui si e' alzato il gomito.

La tavola rotonda dell'Osservatorio Wine, ha visto partecipare circa 80 partecipanti, provenienti dal modo del settore enologico, giornalistico e appassionati, riuniti per fare il punto della situazione sulla comunicazione e sulle opportunita' che Internet offre alle PMI del settore e come queste le stanno sfruttando.

La prima cosa che devo sottolineare e' la combinazione di un alto livello dei contenuti e di un approccio festoso e partecipativo. A garantire il primo sono stati gli interventi "ufficiali" della pirma parte, che hanno permesso di inquadrare l'evento in una prospettiva molto interessante, ma anche quelli "dal basso" della seconda parte, espressi da chi si spende in prima persona sulle idee e sulle esperienze che poi racconta.

In particolare ricordo la seconda parte dell'intervento della prof.ssa Roberta Capitello, in cui si propone l'istituzione di un "marchio di origine controllata" esteso al territorio, e non solo a singoli prodotti enogastronomici. Mi sembra un concetto molto molto ecosistemico! Un argomento su cui ritornare senz'altro.
Anche l'intervento dell'on. Donata Gottardi, ha lasciato intravvedere interessanti prospettive che si stanno delineando nell'ambito dell'Unione Europea, proprio per un mutato orientamento che dovrebbe portare maggiore considerazione su territori frammentati in una miriade di piccole iniziative e tenuti insieme da un sistema valoriale e dalla capacita' di networking (Small Business Act, che si vuole riassumere nello statement "think small first"). Anche perche' a quanto pare, la strategia di Lisbona (2000-2010) sta per arrivare a scadenza senza risultati particolarmente brillanti.

Della seconda parte, non posso non ricordare il brillante coordinamento di Gianluca Arnesano (Frozenfrogs), che ha stimolato la conversazione con domande ficcanti, salvo pero' essere preso in contropiede dalla prima domanda del pubblico: "cos'e' 'sto web2.0" ? Direi che un po' tutti gli interventi del blogger hanno messo in evidenza - involontariamente - il "divide" che si sta allargando tra chi frequenta la rete da anni e chi (e sono milioni) arriva oggi.

Dal momento che i blogger erano tanti (Niki, Lyonora, Alessia, Roberto, Gianluca, Cristiano, poi i due wineblogger Elisabetta Tosi e Giampiero Nadali, poi le tesiste Stefania e Michela, e poi la capitana dell'evento Angela, e io), non li citero' tutti - e non me ne vogliano - e passo subito a ricordare l'intervento piu' rappresentativo della serata: quello di Paolo Ghislandi (Cantina I Carpini), che dalla platea, ha portato la testimonianza piu' evidente che un giovane vignaiolo puo' sfruttare i social media e acquistare una visibilita' insperata qualche tempo fa.

Inutile dire che bei momenti, che ricordo con piacere, sono stati il pranzo prima e lo spritz poi: assolutamenti fondamentali per confermare l'aspetto "social" e gioioso dell'avvenimento (e dove ho conosciuto altri cari amici incontrati nel web e finora rimasti solo un avatar). Concludo con un doveroso e sincero "grazie Angela, mon capitan!".

[Update] Ho avviato qui, su "Ecosistema 2.0", una discussione dal titolo "Quanta distanza c'e' tra la cantina e il consumatore di vino ?" Spero che troviate interessante venire a discutere.

lunedì 27 aprile 2009

Osservatorio Wine: dalla tradizione alla internazionalizzazione

APINDUSTRIA Verona con la collaborazione del Gruppo Mediarete, organizza
il "Convegno Osservatorio Wine" e una tavola rotonda con blogger, appassionati e cantine.

Obiettivo dell’evento è confrontare quanto emerge dalla ricerca “Osservatorio Wine: quale rapporto tra le cantine ed il web” con l’internazionalizzazione delle Pmi vitivinicole, analizzando strategie di comunicazione online tramite blog, social network e nuovi strumenti per il mobile.

Durante il convegno si parlerà di:
- Come accedere agli strumenti europei per lo sviluppo delle attività delle pmi
- Modelli strategici nelle dinamiche di internazionalizzazione delle PMI
- Strumenti di comunicazione online: dal sito vetrina ai social network
- Ufficio Stampa 1.0 vs Ufficio Stampa 2.0
- Come si parla di vino in rete?

Un’opportunità interessante per incontrare e confrontarsi sulle nuove dinamiche di comunicazione online.


Ore 14:00 registrazione

Coordina il convegno: Diana Venturato, Consigliere APINDUSTRIA Verona

Intervengono:
Patrizia Patti, Presidente API Donne
Federica Festi, CEO Gruppo Mediarete
on. Donata Gottardi, Europarlamentare
Roberta Capitello, Docente Università di Verona, Dipart. Scienze e Tecnica Vitivinicola

Seguira' una tavola rotonda sul tema "Essere cantine e PMI 2.0"

Ora: 8 Maggio 2009 da 14:00 a 18:00
Luogo: Verona, sede BPV, Sala dei 120
Via: Via S. Cosimo, 10
Città: Verona
Sito web o mappa: http://osservatoriowine.it/

Al termine del convegno è previsto un buffet con degustazione di vini che hanno aderito al panel di ricerca.

La partecipazione è gratuita fino ad esaurimento posti.

Confermare l’adesione al convegno collegandosi a:
http://www.osservatoriowine.it/iscrizione

venerdì 20 febbraio 2009

Ecosistema 2.0: presentazione a Treviso, il 19/2/09

Presentazione del progetto "Ecosistema 2.0: Social Business Glocal NetWork" tenuta in occasione dell'evento "Social Business Networking", organizzato da NordEstCreativo, a Palazzo Bomben, Treviso, il 19/2/2009:


lunedì 9 febbraio 2009

L'idea di Ecosistema 2.0



L'idea e' anche un evento su facebook: iscrivetevi, e partecipate commentando, taggando, aggiungendo foto, video...