Visualizzazione post con etichetta popolodellarete. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta popolodellarete. Mostra tutti i post

domenica 9 agosto 2009

VeneziaCamp2009: festa della cittadinanza digitale

Dicevo qui che il Progetto Cittadinanza Digitale, fortemente voluto dal vicesindaco di Venezia, Vianello, inaugurato col BateoCamp il 3 luglio, e' ora prossimo ad un altro grande evento, il VeneziaCamp2009, il 23, 24 e 25 ottobre 2009, all'Isola del Lazzaretto Vecchio.

Anche questo secondo evento si preannuncia come una grande festa popolare, questa volta pero', sia per la durata sia per la natura stessa del progetto, e' previsto che si entri nel merito del tema, la Cittadinanza Digitale. E' disponibile un wiki per il minimo coordinamento dell'iniziativa - scelta non casuale - predisposto da Gigi Cogo, formidabile animatore di questi eventi (ricordo il TwitterCamp dell'aprile 2008), ma soprattutto fertilissimo referente della Regione Veneto nell'innovazione basata su internet e il web2.0.

Sul wiki si sta gia' delineando una bozza del programma della tre-giorni, che comprende iniziative libere, e "dal basso", e che si preannunciano interessantissime, quali:

- la presentazione del Manifesto Amministrare 2.0. Si tratta di un'iniziativa a livello nazionale che e' stata promossa proprio a Venezia, gia' nel 2008, con l'obiettivo di portare il potenziale del web2.0 nell'ambito della PA, e che ha dato vita questa'anno al Tavolo Permanente. Si tratta dunque degli stessi principi ispiratori che hanno dato vita al progetto Cittadinanza Digitale, e che con quello costituiscono le due facce della stessa medaglia

- il seminario su "La sottrazione dell'autore", promosso dalla Scuola di Dottorato in Scienze della Formazione, della Cognizione e del Linguaggio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, che approfondira' le nuove narrazioni in rete, dalla faceless revolution di Wu Ming, all’oltre-Facebook di Aldo Nove, dalle sperimentazioni di Giuseppe Genna all’ OUT-Facebook di Ibridamenti e alla community di Scrittura Industria Collettiva.

- incontri tra sviluppatori di applicazioni per facebook e iphone

- la consegna del Premio SocialApp Italia 2009, promosso da TOP-IX e Mikamai, con il supporto del Social Application Program di Sun Microsystems, e dedicato a team, singoli sviluppatori, agenzie, che abbiano sviluppato o che abbiano intenzione di sviluppare applicazioni per Facebook, Opensocial e Bebo. La novità per questa edizione del premio e che possono partecipare al contest sia le applicazioni italiane che quelle estere.

- una discussione sulla necessita' e i contenuti di una Carta Etica Digitale, che esprima principi e modalità per un uso consapevole della Rete, coordinata da Massimo Melica, fondatore di Innovatori, un'associazione indipendente e senza scopo di lucro che intende occuparsi dell’innovazione dei sistemi di comunicazione, della gestione e dell’amministrazione e della produzione di beni e servizi.

- un intervento su "La cultura della politica incontra la cultura dell'innovazione", promosso dalla Fondazione Gianni Pellicani, che si propone di favorire la crescita culturale, sociale e politica della collettività, nonché di stimolare l’evoluzione delle tecniche di gestione della cosa pubblica, con particolare attenzione all’amministrazione della città di Mestre Venezia, e dall'Istituto per le Politiche dell'Innovazione, un progetto collaborativo nato sul web tra professionisti informatici economisti, che si propone di studiare le tematiche dell’innovazione da ogni possibile angolo di visuale, fornire occasioni di confronto, dialogo e collaborazione tra aziende, istituzioni e società civile e, quindi, formulare al Governo ed al Parlamento proposte, idee e suggerimenti per la gestione di una politica dell’innovazione. Uno strumento di lavoro dell'Istituto e' il wiki, aperto ai contributi di tutti, sul quale sono ospitati periodicamente documenti contenenti idee di macropolitica dell'innovazione e disegni di legge finalizzati alla soluzione di specifici problemi del sistema innovazione.

In particolare, nella seconda giornata sono previsti "interventi dal basso" (Barcamp) sui temi suggeriti: cultura digitale, cittadinanza digitale, nuovi paradigmi della comunicazione, social media al servizio dei cittadini, ecc.

Patrocinatori istituzionali sono il Comune di Venezia e Venis, (Venezia Informatica e Sistemi S.p.A.), l'azienda di servizi ICT dell’Amministrazione Comunale di Venezia per la realizzazione, lo sviluppo e la conduzione tecnica del Sistema Informativo e della Rete di Telecomunicazioni. Tra i network e le associazioni che hanno dato il proprio supporto all'iniziativa, ci sono gia' Assint, Assodigitale, Innovatori, International Webmasters Association, Istituto per le Politiche dell'Innovazione, Nord Est Creativo, Ecosistema 2.0, Fondazione Gianni Pellicani.

Un grande progetto, destinato a fare scuola, e anche una grande responsabilita', per tutti: come "cittadini digitali" siamo tutti chiamati a trasformarlo in successo.

[Questo articolo e' pubblicato anche qui]

martedì 19 agosto 2008

Modello 2.0: non esattamente successivo a quello 1.0

In internet si parla da anni ormai di "web 2.0" per indicare l'inizio del periodo in cui internet e' realmente passato nell'iniziativa dei singoli utenti, i quali hanno cosi' potuto costruirsi propri spazi personali, esprimere liberamente le proprie opinioni, notizie personali, e qualunque altra stupidaggine veniva in mente, e avviare conversazioni di varia natura senza particolari limitazioni (nemmeno le conoscenze di informatica che servivono un tempo) e anzi facilitati dalle funzionalita' dei social network.

E' cambiato lo strumento, e' cambiato l'utilizzo (la comunicazione, lo sviluppo di conoscenze, la collaborazione), sono cambiate le abitudini delle persone. E poi di nuovo la spirale si e' chiusa e riaperta: le nuove abitudini hanno spinto la nascita di nuovi strumenti. E si sta sviluppando continuamente.

Nello stesso modo anche la comunicazione aziendale ha dovuto prendere in considerazione questa spinta innovativa. Cambiando l'atteggiamento del target a cui si rivolgono (i consumatori), hanno dovuto assumere lo stesso linguaggio per continuare a conquistarne l'attenzione.

Qui il passaggio non e' stato ne' completo ne' tanto meno generale. Le aziende, non poche anzi la maggioranza, continuano ad operare nel mercato con schemi 1.0, anche su internet, e anche quelle aziende che hanno adottato un approccio 2.0 non l'hanno sempre fatto definitivamente e completamente.

Ma si tratta veramente di un passaggio ? C'e' un prima e un dopo, come la numerazione farebbe pensare ? Giunti al modello 2.0, chi rimane a quello 1.0 e' da considerare "in ritardo", "superato", "incapace" o sempre "malintenzionato" ?

Ne' le aziende, e nemmeno le persone, sono tutte "naturalmente" orientate al modello 2.0: le persone solo un po' piu' delle aziende. La tabella che segue puo' aiutare a dividere, con un colpo di accetta, il mondo delle aziende e delle persone in due. Cosi' si vede che solo con l'accetta ci si potrebbe riuscire.




Le persone non sono 2.0 per natura, non sempre, e il web2.0 non rappresenta per tutti un punto di arrivo che prima era desiderato ma non possibile da raggiungere.

Alcune persone sono proprio 'belle persone', quando hanno un comportamento orientato in modo 2.0: ne viene di conseguenza, e anzi si puo' considerare internet come una sorta di bollino di qualita' nella capacita' di relazionare. [Edit 28/8 10:30] Altre, pero', e non poche, hanno ancora un approccio 1.0, semplicemente perche' e' per loro piu' congeniale. E ce l'hanno anche su internet.

Certo, internet tutto traccia, e tutte le tessere di un profilo possono essere effettivamente ricomposte, fino a smascherare chi voglia fare troppo il furbetto con la propria identita'. Ma oggi, come ieri, truffe crimini e atri inganni quotidiani sono all'ordine del giorno su internet, come sappiamo benissimo.

Le persone (come le aziende) che su internet oggi esibiscono modi di comunicare e confrontarsi di tipo "poco chiaro", giocano con l'opacita' e l'inganno, pubblicando un profilo di se' stessi non veritiero; non accettano il confronto e ricorrono spesso ad interventi di tipo spam, che accendono flame, che offendono senza ascoltare ne' discutere; tendono a prendere e non a dare, contribuendo poco e quasi sempre senza alcun intento costruttivo; arrivano a ordire truffe e costituiscono un reale pericolo per i piu' ingenui.

C'e' un modo "buono" di essere 1.0: il classico "gioco di ruolo", che internet ha rilanciato proprio grazie alla mediazione della rete. C'e' l'aspirazione positiva di chi vende la propria idea mentre la sta ancora realizzando. C'e' talvolta una necessita' organizzativa, una dimensione sistemica, che richiede di derogare al perfetto individualismo, di cedere una parte dell'iniziativa ad un rappresentante. C'e' un modello economico commerciale in cui siamo immersi, fatto di vendite e di acquisti, e che non si puo' abbandonare (senza pesanti ricadute sulle proprie entrate) prima che siano stati attivati altri modelli altrettanto solidi ed efficaci.

E c'e' anche un modo "cattivo" di essere 1.0: quando prevale un atteggiamento disonesto, malizioso, affaristico, in cui vita mea = mors tua. Io questo lo chiamo 1.1, la variante "bacata": quando qualcuno approfitta di regole pulite, e giocate con fiducia dagli altri giocatori, per meglio fregarli. [Edit 19/8 23:45: per chi non avesse capito questa del 1.1 e' una battuta! ;-)]

Internet non e' il migliore dei mondi possibili, ma solo un'altra faccia di questo mondo. Le dinamiche in internet sono "meccanicamente" preferibili, perche' piu' trasparenti, piu' vantaggiose per tutti, piu' piacevoli. Ma non sorprendiamoci se proprio questo attira malintenzionati; se certe community di successo vengono assaltate da personaggi in cerca di potere, o semplicemente invidiosi; se certi servizi di visibilita' finiscono per essere manipolati ad arte; se certe conversazioni in qualche social network puzzano di beghe da cortile. Non sorprendiamoci, e anzi appioppiamo loro una bella etichetta: 1.1, appunto.

Dopodiche' mi verrebbe da dire: "debagghiamo la Rete!" Una rete che sa autodeterminarsi (in positivo), senza ideologiche autocelebrazioni, sara' anche piu' solida contro attacchi esterni, da parte di chi teme il nuovo, e vorrebbe dimostrare che si tratta invece sempre della stessa merda.

[Edit 21/8 23:55]
Ho visto che in tanti si fermano a discutere se le due etichette, web2.0 e web1.0, sono legittime, e se esiste una separazione netta tra il "web di ieri" e il "web di oggi". Significativa e' stata questa discussione in FF con @lezionidistile e @federico_fasce, che non riguardava questo articolo, ma in generale l'esistenza del web2.0.

Sarebbe come fermarsi a discutere se Rinascimento e' un termine appropriato rispetto a Medio Evo, e se la data in cui e' finito uno e iniziato l'altro sia o no il 1/1/1400, invece che discutere cosa sia stato il Rinascimento, e quali novita' ha portato rispetto al Medio Evo.

Il titolo di questo articolo contesta appunto la lettura strettamente sequenziale, e averli chiamati modello 2.0 e modello 1.0, e' un altro modo per dire che non mi interessa discutere l'etichetta, ma cio' a cui riferisce.


[Edit 22/8 13:00] Nenanche farlo apposta il giorno dopo la pubblicazione di questo articolo (e del commento di Gigi) a Gigi capita questo, e su FF si e' sviluppato un lungo thread in risposta.

domenica 20 aprile 2008

Twittercamp: un-conference e interviste in webtv

Come avete notato nelle ultime due settimane ho partecipato con grande disponbilita' al gioco di Twitter, e l'intenzione era quella di arrivare al TwitterCamp con 'cognizione di causa'. Il TwitterCamp mi ha poi convinto che questo approccio non e' stato inutile, e' stato quasi alieno.

'Cognizione di causa' e' proprio la prima cosa su cui voglio portare l'attenzione. Dopo aver sentito molto parlare 'pour parler', all'insegna del legittimo 'ognuno deve poter esprimere la propria opinione', mi sono chiesto quando e' stata persa definitivamente la 'cognizione di causa', cioe' quel buon livello di conoscenza ed esperienza delle cose che ci permette di comprendere il meccanismo logico per cui le stesse cose succedono, e quindi come eventualmente modificarlo migliorarlo e indirizzarlo secondo i nostri desideri e obiettivi. Non so dove e quando e' andata perduta, certamente un po' dappertutto e da molto tempo ormai.

Le 'un-conference' mi sembrano una inevitabile conseguenza di questo. Cos'e' una un-conference? Nella sostanza non dovrebbero essere diverse dalle conferenze ufficiali, quelle in cui alcune poche persone piu' qualificate riportano in sintesi la propria analisi e le ultime valutazioni indicative di una prospettiva nel futuro, e altre persone certamente interessate all'argomento pongono poche domande per approfondire un proprio interesse o sciogliere una propria incomprensione. Rispetto a quelle, pero', dovrebbero essere innanzitutto piu' informali, non dovrebbero impedire a chi 'tiene' la conferenza di essere esperto ma senza particolari riconoscimenti pubblici, e dovrebbero essere molto piu' aperte allo scambio di domande e risposte, fino al punto di cambiare focus in corso d'opera.

Ma cio' che dovrebbe essere per definizione non e'. Almeno non ieri al TwitterCamp. L'un-conference che ho visto la mattina e' stata tenuta da qualcuno che certamente aveva piu' esperienza della media dei presenti, ma che pero' non l'ha testimoniata; le valutazioni sono state ridotte ad alcune parole slogan, che come tali hanno generato reazioni di pancia nella platea, non di testa; le riflessioni sono state appena accennate e subito presentate alla platea come domande aperte sull'ignoto; la presentazione stessa era certamente informale, ma direi che ha proprio contravvenuto sistematicamente ad ogni elementare regola di comunicazione chiara efficace ed avvincente. Conseguenze sono state un generale disorientamente sui temi trattati, uno scarso dibattito in aula, una noia mortale.

Lungi dall'essere una critica alla persona che ha tenuto la un-conference, questa vuole essere una critica al concetto stesso di un-conference. Se devono essere un modo per portare sul palco persone che normalmente non avrebbero l'occasione per farlo, pur essendo invece interessante sentirle, ben vengano. Se devono essere occasioni per un dibattito animato pur avviato e indirizzato da una presentazione preliminare, invece che quei pedanti monologhi in cui generalmente si risolvono le conferenze tradizionali, ben vengano. Ma per carita', non si rinunci ad offrire l'occasione a chi ha veramente qualcosa da dire, e soprattutto un'esperienza da riportare; non si abbandoni una certa tecnica di comunicazione, perche' di questo alla fin fine si tratta; non si trascuri il fatto che il fuoco dei dibattiti va comunque acceso, avviato e in qualche modo anche controllato, affinche' non si traduca tutto in collezione di interventi totalmente disgiunti, in cui ciascuno segue un proprio filo di pensieri, e che prima tardano noiosamente a partire e poi finiscono per affollarsi nella confusione generale.

Contraltare delle un-conference (e ho fatto riferimento soprattutto a quella della tarda mattinata) sono state le 'interviste' per la web tv del TwitterCamp, che erano in streaming sul sito. Le persone coinvolte di volta in volta erano due o tre, e l'intervistatore non era generalmente una figura 'esterna'. La presenza della telecamera rappresentava un monito a dare il meglio di se' che il palco e il microfono dell'un-conference ormai non riescono piu' ad esercitare. Un buon intervistatore (la qualita' delle domande e' stata spesso superiore a quella delle risposte) e intervistati appassionati le hanno spesso trasformate in quell' 'angolo delle idee', visto che il TwitterCamp non e' stato complessivamente il luogo delle idee.

Unico neo dell'intervista e' l'assenza di un dibattito, la possibilita' di uscire anche inaspettatamente dalla pista tracciata. Ma tant'e' non mi pare che questo sia accaduto altrove, e nel minestrone generale di chiacchiere twit post e quant'altro, quelle mi sono sembrati gli unici momenti in cui qualcosa e' stato detto.

lunedì 14 aprile 2008

This blog is green!




Your Blog Should Be Green



Your blog is smart and thoughtful - not a lot of fluff.

You enjoy a good discussion, especially if it involves picking apart ideas.

However, you tend to get easily annoyed by any thoughtless comments in your blog.