mercoledì 7 maggio 2008

Umanizzare

Gianluca mi ha incuriosito col suo Return on Insanity:


clipped from www.minimarketing.it

Invece, dall'altra parte si è deciso di lanciare la propria molecola di follia nell'inestricabile entropia della relazione, inviando via scooter una singola pizza a 2.5 km di distanza con lattina inclusa al prezzo totale di 3 euro e mezzo, applicando alla lettera la teoria del Return On Insanity: un qualsiasi atto insensatamente a vantaggio del cliente, in comoda dose giornaliera, provoca, nel 33% dei casi, un ritorno tale (in termini di diffusione spontanea viste le odierne possibilità di contagio) da compensare con un ROI del 200% l'altro 67% (una volta l'atto cade nel vuoto di un cliente distratto, l'altra volta la pizza arriva a un cliente che si lamenta pure del fatto che è quasi fredda, ecc.)

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Un cliente che ti chiede un prodotto/servizio eccezionale (probabilmente non per capriccio ma per qualche sua necessita') ti sta dando un'occasione unica: ti sta offrendo la possibilita' di diventare suo amico.

Di te si ricordera' non come di un semplice fornitore, non come di un venditore, ma come di chi l'ha aiutato a risolvere una sua necessita' (anche un suo capriccio) pur potendo dire di no.

Io vado dal fotocopiatore che mi fa entrare anche con la saracinesca abbassata alle 19:10. Vado dal negozio che mi da' la possibilita' di parcheggio. Vado dall'emporio dove il commesso mi fa un trattato tecnico su ogni minuscolo componente che acquisto... Loro sono li' a vendere, e' chiaro, ma io sento che mi considerano una persone con delle necessita' e cercano di venire incontro a queste, facendo cose che non sono strettamente necessarie. Io li sento piu' vicini. Li sento piu' solidali. Il rapporto e' piu' umano.

Non la chiamerei 'insanity', perche' nella logica del profitto un comportamento del genere sarebbe cosi' sbagliato da sembrare insano. C'e' uno shift piu' profondo in atto. In un'epoca come la nostra, la chiave (del marketing) e' 'umanizzare'.


lunedì 5 maggio 2008

Le tasse sono il mezzo, non il fine, e nemmeno il tema

Marshall McLuhanInnanzitutto una premessa. Da McLuhan in poi, l'importanza del mezzo sul messaggio dovrebbe essere un fatto acquisito. La stessa informazione su canali diversi trasferisce messaggi diversi. Si sbaglia quindi chi si stupisce che gli elenchi delle dichiarazioni dei redditi degli italiani su internet siano da considerare diversamente da quelli disponibili agli Uffici Comunali. [Edit 6/5 14:45] Questo solo per dire che ben venga l'innovazione, solo facciamolo bene.

Ma il punto non e' questo.

Carlo IIIIn Italia, forse per aver ereditato modelli burocratici ottocenteschi (e non essercene piu' liberati), i nostri politici sono da sempre bravissimi nel disporre norme che stabiliscono una cosa e insieme il suo contrario. Con il preciso intento di legittimare e consolidare il potere discrezionale dell'Organo Esecutivo.
La pubblicazione degli elenchi in internet ha scardinato questo meccanismo, e ha reso "chiaro e semplice" cio' che prima era consentito ma con vincoli discrezionali. Quindi ben venga.

Ma il punto non e' nemmeno questo.

Le vite degli altriVenedo al nocciolo del provvedimento, e' chiaro che e' stato emesso per favorire la lotta alla evasione fiscale. E sull'intenzione non c'e' nulla da dire, anzi da applaudire. Ma risponde ad una logica di competizione sociale (e anche un po' di delazione), e conferma un'idea di Stato "contro" i cittadini, e che anzi cerca di affermarsi mettendoli uno contro l'altro. Per questo il mio parere sul provvedimento e' totalmente negativo. [Edit 6/5 14:45] Io ho pagato fior fiore di tasse da dipendente, e fatturo regolarmente ora che sono libero professionista, ma mi da' fastidio essere annoverato tra gli 'amici' come se approvassi la nostra Pubblica Amministrazione che invece vorrei riformata profondamente, anzi rivoltata come un calzino.

A questo riguardo, non si puo' prescindere dal fatto che le tasse sono intese dai cittadini come un furto da parte dello Stato: chi le deve pagare odia farlo, e quindi odia chi puo' evadere. A causa di questo clima di conflitto cittadino-stato e soprattutto cittadino onesto per forza-cittadino evasore, il provvedimento della pubblicazione rischia di andare contro l'armonia nazionale (gia' a rischio per altri motivi). Per questo io dico che ad onorevoli intenzioni sono seguite discutibili azioni (e forse improvvide).

Per vincere l'evasione fiscale, occorre demotivare il senso generale di iniquita' che gli italiani hanno delle tasse. Questo si puo' (e si deve) ottenere rendendo piu' efficienti i servizi pubblici che lo Stato eroga ai cittadini (grazie alle tasse), ed eliminando sprechi e privilegi nella Pubblica Amministrazione, rendendo possibile l'alleggerimento della pressione fiscale e trasmettendo un modello di responsabilita' civile e di onesta' nel rapporto tra stato e cittadini.

Purtroppo quella ricetta non e' ne' nel programma del centrodestra, che vuole abbassare le tasse e contemporaneamente diminuire il sistema di servizi pubblici, a favore del privato, ne' del centrosinistra, che vuole far passare l'idea che le tasse sono una cosa bella, lasciando in secondo piano il miglioramento del servizio pubblico e la questione dell'efficienza.

Della serie, l'Italia che vorrei e chi dovrebbe portarla...

giovedì 1 maggio 2008

Knowledge Economy Ecosystem in Dubai

clipped from www.american.edu
Dubai Technology and Media Free Zone was created in the year 2000 as part of the UAE's efforts to transform itself into a knowledge economy. The zone was established as a tax-free commercial area with three main hubs: The Dubai Internet City for information and communications technology (ICT) companies, the Dubai Media City for media companies, and the Knowledge Village for knowledge-focused companies. Subsequently an Outsourcing Zone was added to the Technology and Media Free Zone to capitalize on the countries strategic position to establish outsourcing operations in the region.
Begun in 2000, the Dubai Internet City (DIC) provides a Knowledge Economy Ecosystem designed to support the business development of Information and Communications Technology (ICT) companies. It is the Middle East’s biggest ICT infrastructure, built inside a free trade zone.
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clipped from www.american.edu

Dubai Internet City Benefits


The following benefits of business operations in the DIC are promoted by the UAE government.


Free Zone
• 100% Tax Free.
• 100% foreign ownership.
• No Customs duties.
• Full currency convertibility.
• No restrictions on the repatriation of capital and/or profits.
• No trade barriers or quotas.

One Stop Shop
• Simplified incorporation process.
• Hassle-free company laws and legal framework
• 24-hour visa service
• Quick access to Knowledge Workers due to fast-track immigration process.

Infrastructure
• World’s largest commercial implementer of IP telephony.
• Structured cabling supporting Gigabit applications.
• Scalable broadband internet access to desktop.
• Scalable and serviced office space, land lease options and competitive pricing.

ICT Cluster
• Every element of the ICT value chain.
• Channel Development opportunities.
• Networking opportunities.

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Dubai Knowledge Village (KV) is a vibrant, connected learning community that the UAE government has begun to develop with the stated objective of "developing the region’s talent pool and accelerating its move to the knowledge economy."

KV was set up to develop Dubai into a destination for education for both regional and international learners.
Dubai Knowledge Village provides the infrastructure for developing, sharing and applying knowledge. In addition, Dubai Knowledge Village has expanded to include the mega-campus Dubai Knowledge Universities, the first stage of which will be completed in 2006.
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venerdì 25 aprile 2008

Discutere, anche polemizzare, non e' cosa da macchine

Quando ho scritto il precedente articolo il tempo trascorso dal TwitterCamp era ancora breve, e il follow-up in rete doveva ancora svilupparsi.

Man mano che le ore passavano e' diventato sempre piu' chiaro che il Twittercamp ha aperto alcune linee di discussione (purtroppo trasformate da alcuni in occasioni di conflitto, ma tralasciamo). Le ha aperte intenzionalmente, ma soprattutto 'inevitabilmente'. Questa e' la ragione perche' dico che il Twittercamp e' stato un successo.

Controprova: mercoledi scorso il mega-evento Microsoft, con la partecipazione straordinaria di Steve Ballmer, di cui si e' parlato moltissimo prima e durante, ma da cui in proporzione non e' emerso quasi nulla, se non che presto dovro' fornire i miei interests e i miei friends alla lavatrice se no non mi lava le mutande. Praticamente nessuna discussione sugli spunti offerti nella presentazione, salvo i doverosi articoli sul main stream e qualche annoiato commento dal basso, ma su questo tornero' sopra un'altra volta.

Dunque mentre i big player sono piu' interessati ad un'evoluzione del web verso le macchine (spingono perche' web3.0 singifichi questo), il popolo della rete e dei barcamp e' invece naturalmente propenso a discutere un'evoluzione del web verso le persone. E quindi un'evoluzione piu' confusa, chiassosa, polemica. Specie qui in Italia (purtroppo).

Perche' alla fine sono le persone che contano. Anch'io, cara Catepol, lo vado ripetendo da tempo, auspicando un nuovo umanesimo.

Piu' di qualche tema mi e' rimasto nel retro-cervello e ho visto emergere dalle discussioni in rete. Li affrontero' con post separati.

domenica 20 aprile 2008

Twittercamp: un-conference e interviste in webtv

Come avete notato nelle ultime due settimane ho partecipato con grande disponbilita' al gioco di Twitter, e l'intenzione era quella di arrivare al TwitterCamp con 'cognizione di causa'. Il TwitterCamp mi ha poi convinto che questo approccio non e' stato inutile, e' stato quasi alieno.

'Cognizione di causa' e' proprio la prima cosa su cui voglio portare l'attenzione. Dopo aver sentito molto parlare 'pour parler', all'insegna del legittimo 'ognuno deve poter esprimere la propria opinione', mi sono chiesto quando e' stata persa definitivamente la 'cognizione di causa', cioe' quel buon livello di conoscenza ed esperienza delle cose che ci permette di comprendere il meccanismo logico per cui le stesse cose succedono, e quindi come eventualmente modificarlo migliorarlo e indirizzarlo secondo i nostri desideri e obiettivi. Non so dove e quando e' andata perduta, certamente un po' dappertutto e da molto tempo ormai.

Le 'un-conference' mi sembrano una inevitabile conseguenza di questo. Cos'e' una un-conference? Nella sostanza non dovrebbero essere diverse dalle conferenze ufficiali, quelle in cui alcune poche persone piu' qualificate riportano in sintesi la propria analisi e le ultime valutazioni indicative di una prospettiva nel futuro, e altre persone certamente interessate all'argomento pongono poche domande per approfondire un proprio interesse o sciogliere una propria incomprensione. Rispetto a quelle, pero', dovrebbero essere innanzitutto piu' informali, non dovrebbero impedire a chi 'tiene' la conferenza di essere esperto ma senza particolari riconoscimenti pubblici, e dovrebbero essere molto piu' aperte allo scambio di domande e risposte, fino al punto di cambiare focus in corso d'opera.

Ma cio' che dovrebbe essere per definizione non e'. Almeno non ieri al TwitterCamp. L'un-conference che ho visto la mattina e' stata tenuta da qualcuno che certamente aveva piu' esperienza della media dei presenti, ma che pero' non l'ha testimoniata; le valutazioni sono state ridotte ad alcune parole slogan, che come tali hanno generato reazioni di pancia nella platea, non di testa; le riflessioni sono state appena accennate e subito presentate alla platea come domande aperte sull'ignoto; la presentazione stessa era certamente informale, ma direi che ha proprio contravvenuto sistematicamente ad ogni elementare regola di comunicazione chiara efficace ed avvincente. Conseguenze sono state un generale disorientamente sui temi trattati, uno scarso dibattito in aula, una noia mortale.

Lungi dall'essere una critica alla persona che ha tenuto la un-conference, questa vuole essere una critica al concetto stesso di un-conference. Se devono essere un modo per portare sul palco persone che normalmente non avrebbero l'occasione per farlo, pur essendo invece interessante sentirle, ben vengano. Se devono essere occasioni per un dibattito animato pur avviato e indirizzato da una presentazione preliminare, invece che quei pedanti monologhi in cui generalmente si risolvono le conferenze tradizionali, ben vengano. Ma per carita', non si rinunci ad offrire l'occasione a chi ha veramente qualcosa da dire, e soprattutto un'esperienza da riportare; non si abbandoni una certa tecnica di comunicazione, perche' di questo alla fin fine si tratta; non si trascuri il fatto che il fuoco dei dibattiti va comunque acceso, avviato e in qualche modo anche controllato, affinche' non si traduca tutto in collezione di interventi totalmente disgiunti, in cui ciascuno segue un proprio filo di pensieri, e che prima tardano noiosamente a partire e poi finiscono per affollarsi nella confusione generale.

Contraltare delle un-conference (e ho fatto riferimento soprattutto a quella della tarda mattinata) sono state le 'interviste' per la web tv del TwitterCamp, che erano in streaming sul sito. Le persone coinvolte di volta in volta erano due o tre, e l'intervistatore non era generalmente una figura 'esterna'. La presenza della telecamera rappresentava un monito a dare il meglio di se' che il palco e il microfono dell'un-conference ormai non riescono piu' ad esercitare. Un buon intervistatore (la qualita' delle domande e' stata spesso superiore a quella delle risposte) e intervistati appassionati le hanno spesso trasformate in quell' 'angolo delle idee', visto che il TwitterCamp non e' stato complessivamente il luogo delle idee.

Unico neo dell'intervista e' l'assenza di un dibattito, la possibilita' di uscire anche inaspettatamente dalla pista tracciata. Ma tant'e' non mi pare che questo sia accaduto altrove, e nel minestrone generale di chiacchiere twit post e quant'altro, quelle mi sono sembrati gli unici momenti in cui qualcosa e' stato detto.

lunedì 14 aprile 2008

This blog is green!




Your Blog Should Be Green



Your blog is smart and thoughtful - not a lot of fluff.

You enjoy a good discussion, especially if it involves picking apart ideas.

However, you tend to get easily annoyed by any thoughtless comments in your blog.


domenica 13 aprile 2008

La mia dichiarazione di voto

Oggi andro' a votare. Gia' questa e' una decisione, molto piu' serena e convinta rispetto alla scelta di chi votare.
Non esistono politici perfetti, perche' nulla e' perfetto, dunque e' necessario e doveroso scegliere il miglior compromesso, pur nella continua tensione al miglioramento e alla perfezione, anche in politica.

Votero' in modo "utile", almeno spero, perche' vivo in un paese a rischio di catastrofi economiche e sociali, in quanto fanalino di coda di un sistema economico occidentale in grave crisi, sia per la posizione che occupa (la peggiore in molti campi) e sia per l'incapacita' di porre in atto un processo di miglioramento. In una tale situazione la prima cosa che spero sia evitata e' uno stallo della politica, gia' inefficiente, e l'aggravamento degli ostacoli e la perdita di opportunita' per il paese, legati alla mancanza di buon governo.

Dunque rimane da definire cos'e' un voto utile per me. Ci sono considerazioni di breve e lungo tempo, pragmatiche e di principio.

Tra quelle di breve e pragmatiche, c'e' soprattutto questo: un voto utile e' un voto che permetta all'Italia di essere governata, qualunque sia l'orientamento politico di chi la governa. La politica per la politica, quella delle poltrone, quella della casta, e' sempre piu' inacettabile, proprio perche' oggi questa logica non e' mai stata piu' soverchiante. Vinca chi deve vincere, e che governi come crede, poi a casa se non funziona, e subito un altro giro. Sciagurati sono per me i consigli che ho letto, di votare in modo che l'apparato governativo risulti in condizioni di stallo. In mancanza di indicazioni precise dall'elettorato, il politico si svacca sulla poltrona.

Tra quelle di lungo e di principio, ci sono le mie convizioni, la consapevolezza che la destra non e' uguale alla sinistra e non potra' mai esserlo. Su molti punti i programmi delle due coalizzioni sono sembrati simili, eppure su altri c'e' ancora oggi una divisione netta. Nell'idea di giustizia e liberta'. Nel valore della socialita' e in molti altri valori. Nel senso delle regole. Nel ruolo dello Stato. Io sto da una sola di queste due parti, e spero che l'approccio di quella sia sempre piu' applicato e permetta una vita migliore per tutti, e per me. Il mio voto quindi non puo' prescindere da questo.

Infine, proprio perche' la razionalita' non e' in grado di sostenermi fino in fondo in questa scelta, ci sono alcune considerazioni di pancia. Quando Berlusconi scese in politica 14 anni fa, molti salutarono festosamente il nuovo linguaggio, la capacita' di comunicazione, e diciamo proprio di fascinazione. In realta' Berlusconi e' Berlusconi, e presto e' diventato chiaro. D'altra parte la politica da allora non e' stata piu' la stessa, e sono convinto che questo e' piu' positivo di quanto effettivamente Berlusconi abbia dato alla vita politica italiana. In queste elezioni questo ruolo e' passato sulle spalle di Veltroni. Al di la' del fatto che Veltroni e' Veltroni, ho percepito il senso del nuovo solo nelle sue parole. E sono convinto che anche in questo caso la politica non sara' piu' la stessa, a prescindere da quello che effettivamente Veltroni dara' alla politica italiana. Tra l'altro Veltroni era politico gia' ieri, e di lui si puo' gia' verificare l'operato, che coincide con il sorpasso di Roma su Milano alla guida delle citta' dinamiche mondane e produttive.

Nessuna delle precedenti considerazioni da sola sarebbe sufficiente per decidere. Fortunatamente c'e' una specie di consonanza tra tutte, e il mio voto, anche se con un grave senso di inquietudine e inadeguatezza, sara' quindi su queste note.