Si potrebbe discutere dell'equivoco banale che sta tutto nell'utilizzo del termine "friend", e ricordare che le piattaforme di social network sono americane, e quindi riflettono indubbiamente modelli culturali e scale prossemiche tipicamente americane. Senza fare di ogni erba un fascio, quel popolo sembra "ingenuo" e "superficiale nelle relazioni umane" a molti, cosa che inevitabilmente viene espressa nel linguaggio, cosi' che sia "friend" che "love" vengono usati nelle conversazioni quotidiane con grande leggerezza (e imbarazzo da parte di chi deve tradurre, qui in europa).
Eppure gli stessi americani si sono posti il problema di come cambiano le relazioni quando c'e' di mezzo internet - ed e' facile che l'idea della Rodota', di dare una lettura italiana, sia sostanzialmente dettata da questa imbeccata, piuttosto che da una reale esperienza sul campo - ma hanno semplicemente e pragmaticamente coniato un nuovo termine (friending, che potrebbe suonare come amicheggiare, amichetteria...), senza tanto svagarsi in vaticinii apocalittici. Del resto, proprio a novembre era stato pubblicato uno studio americano (della Pew Research) che dimostrava come i piu' assidui nella frequentazione dei social network sono anche piu' aperti nelle relazioni di vicinato "dal vivo" (e direi che e' anche logico).
La "pornografia delle relazioni", come qualcuno ha subito sentenziato, amplificando come solo un malato passaparola distorcente puo' riuscire, e' veramente il dono traditore di questo nuovo Leviatano moderno? Qualcuno sta dicendo che, per contro, nel mondo reale la capacita' di relazionarsi si e' mantenuta integra e gravida di meravigliose ed appaganti amicizie, come di luminosi momenti di vita quotidiana? O forse avete notato anche voi il segno dell'evoluzione dell'atteggiamento sempre piu' diffuso in coda in tangenziale o all'uscita della metro, alla ricerca di un parcheggio o davanti allo sportello delle poste, o nella competizione nel contesto lavorativo? E che dire delle relazioni umane a vario titolo che vengono rappresentate (specchio e manuale illustrato) in televisione, e sui giornali? O siamo di fronte all'ennesimo tentativo dei piu' reazionari conservatori, impauriti di fronte al nuovo che avanza, ma soprattutto, causa il ritardo quasi incolmabile, obiettivamente preoccupati di risultare ridicoli nel "nuovo mondo", e anche troppo facili vittime, perfino piu' dei turisti giapponesi in Piazza San Marco.
La verita' che l'argomento si potrebbe trasformare in un romanzesco saggio sullo zen e l'arte della manutenzione dei rapporti 2.0. I social media sono come mandala nella cui paziente e concentrata cura possiamo ritrovare noi stessi, e l'armonia con l'universo. Inclusa l'impersistenza della (maggioranza delle) relazioni umane. Lo sviluppo di una relazione sul web2.0 non puo' essere sostituita dalla pubblicazione di qualche battuta ironica, o dall'iscrizione goliardica a qualche gruppo dal titolo dissacratore: poco importa che a molti questo possa bastare, come d'altra parte basterebbe anche senza internet.

